scrive Sludgefeast alle ore 17:18
domenica, 01 febbraio 2009

John De Leo - Vago Svenendo
"
Essere franco e fausto ogni giorgio.. provare a farlo giorgio dopo giorgio.." John De Leo sfodera le potenzialità incredibili del suo percorso artistico in solitaria. Il disco in questione contiene musica di alto livello e difficilmente riesce ad annoiare visto l' impeccabile sodalizio tra i generi che contiene: PopRock Classica Jazz Songwriting Elettronica. Non si tratta solo di una questione tecnica ma di come la tecnica si è tradotta in buone idee. Questo accade assai raramente però è di sicuro quello che si è verificato giovedì 29 gennaio al ccp agricantus quando la voce di John De Leo e la chitarra di Fabrizio Tarroni facevano l'amore con la figlia del dottore. Ciò che infatti sto scrivendo è un report live corredato da un parere sul disco. Tarroni è un chitarrista molto bravo ed intelligente: non c'erano mai parti "scoperte" in cui la mancanza di basso batteria e seconda chitarra si sentiva particolarmente.. sapeva spuntare un pò di più al momento giusto e le ritmiche erano anche molto interessanti.. La voce costruiva delle piramidi: atmosfera torbida all'inizio e picchi, urli,  disagi nei finali delle canzoni che si risolvevano spesso in loopmachine su cui si arrampicavano Armonica Basso Flauto immaginari. Chi non ha mai ascoltato le sue corde vocali è bene che lo faccia prima dal vivo: credo sia un'esperienza unica per imparare oggi, nel 2009, cosa dovrebbe essere la voce e come dovrebbe essere fatta una "canzone popolare"  per meritare la  rispettabilità che in qualche modo sta perdendo. Stiamo svanendo.. dice Vago Svenendo. Sensazioni spalmate sulle tracce più melodiche del disco stanno proprio a dire questo. Pezzi come "tilt" e "bambino marrone" sottolineano la voglia di tornare indietro nel tempo la voglia di correre per la città senza avere molta consapevolezza di dove si stia andando; sono frivoli, positivi RAGGIANTI. Ci sono pezzi come "vago svanendo" l'uomo che continua" dove si scatta una foto alla maturità raggiunta ancora una volta con il sorriso.. Poi ci sono pezzi come "Le chien et le flacon" o "Big Stuff"; sebbene live siano presentati con una vena molto divertente e buffa (grazie alla poliedricità vocale di John De Leo) nel disco suonano un tantino meno spensierati e sembrano quasi dire che la maturità è un mix di sentimento, saggezza e malinconia.. un mix che appunto è meglio raggiungere alla fine. In modo abbastanza imprevedibile il sarcasmo ha la meglio su questo coacervo di domande e paranoia grazie a "Sinner" ma questo non voglio raccontarvelo.

il mio voto  1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

categoria : recensioni, visioni, claudio giacomo
commenti (1)

scrive Sludgefeast alle ore 10:52
mercoledì, 24 settembre 2008

Supreme Dicks - the emotional plague (1996)

Non so chi ha detto che la musica si ferma agli anni 80..ma si sbagliava di grosso e questo disco ne è la prova. Uno stile sottile ma maniacalmente definito anche nei contorni.. soprattutto nei contorni anzi.. gli arpeggi sono il fulcro della loro musica che sta in piedi in modo ben saldo e non presenta davvero alcun limite.. a volte non c'è nemmeno un tempo di batteria.. solo sfere che levitano in una stanza. sembra di sognare o almeno di assistere alla ricostituzione atomica dei velvet underground.. è un disco bellissimo che incarna completamente la visione moderna del suonare la chitarra.

il mio voto:  1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


categoria : recensioni, ascolti, claudio giacomo
commenti (2)

scrive Sludgefeast alle ore 09:15
martedì, 08 luglio 2008

LOMBROSO - Lombroso (2004)

Non li avevo mai ascoltati ma adesso devo dire che hanno una bellissima personalità.
La forma canzone di ogni pezzo è piacevole e ben concertata tra strumentale e liriche.
Mi piacerebbe molto vederli dal vivo. Il suono di chitarra di Dario Ciffo è impeccabile.. semplice ed incisivo. Anche la batteria è suonata bene. Sono un gruppo che decisamente suona picchiando come si deve..seguendo spesso dei bit molto precisi. 
Ad alcuni potrebbe sembrare che questa carica non si rifletta abbastanza nei testi.
In effetti questi a mio personale e contestabile parere sembrano qualitativamente distanti dalla musica. La melodia della voce invece è ok.. nuota molto bene tra coretti anni 60, canzone italiana, mondi liquidi e spensierati spesso gridati contro il vento come nel video di "credi veramente di conoscermi". Un look molto dandy per questi due gentiluomini della musica alternativa italiana. Consiglio questo disco a tutti quelli che prendono la macchina per spostarsi in una località di mare e si lasciano prendere dall'esaurimento nervoso per le code. I Lombroso mettono il sorriso.. perciò buon ascolto

il mio voto
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

categoria : ascolti, claudio giacomo
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scrive vietnamblues alle ore 19:08
giovedì, 15 maggio 2008

nickcaveNick Cave & The Bad Seeds - DIG!!! LAZARUS DIG!!!  (2008)
Dev'esserci stato un summit. E stavolta gli interlocutori di Nick non sembrano affatto i pezzi da novanta delle major impegnati a operare di cesareo il mercato discografico nell'estremo tentativo di dare alla luce l'ennesimo disco dall'impasto decisamente indeglutibile. Stavolta seduti attorno alla tavola tonda del nuovo disco dei Nick Cave & The Bad Seeds stanno comodamente aqquietati (nei loro scuri occhiali da sole) degli annuenti  (a ritmo di blues) Jeffrey Lee Pierce, Jon Spencer e John Lee Hooker. I tre JACK (rispettivamente di cuori / picche / fiori) sembrano i demoni che abitano le foreste attorno alle canzoni splendide di questo confortante disco.

La band e l'uomo fusi insieme dal 1984 restano involontariamente (???) ricchi di fascino.

Ce n'era bisogno. La decisione di Blixa sembra aver giovato ad entrambi. Solo un caso.
 
voto: 1  2  3  4  5  6  7
 
8  9  10

categoria : recensioni, ascolti, alessandro
commenti (3)

scrive vietnamblues alle ore 19:24
martedì, 06 maggio 2008

Einstürzende Neubauten | Alles Wieder Offen   (2007)

Il disco gira come un'arancia, ma la crudezza della meccanica si schiude in mezzo alle gutturalità bugnate di un canto grave, sublimato da cent'anni di macerazione. Le canzoni sembrano esistere da sempre. Attendono a rivelarsi, l'unico possibile, l'unico momento esatto. E sarà quello a render loro giusta luce e giusta p(r)osa. Di questo passo si consuma lento l'ascendente rito  di Die Wellen (per non avventurarsi, come me, in improbabili pronunce leggasi: Dee Ve-llen): "Le Onde" sono in principio lontane e sono pianoforti e violini barocchi ad infrangerle contro la corteccia vocale di Blixa Bargeld (Christian Emmerich), che sfodera per il 12° album dei suoi
Einstürzende Neubauten una voce talmente conturbante da far ammirare, e molto, il mostrarsi degli austeri modi della fonetica tedesca. Alexander Hacke al basso apre e sorregge l'evocazione del paesaggio di Nagorny Karabach (Nagorno-Karabakh è una enclave armena nel Càucaso azero) mentre Blixa torna reduce dalla perdita di se stesso e le sue visioni tra le foreste del "giardino montuoso nero". Weil Weil Weil  (leggasi Wael Wael Wael - Perchè Perchè Perchè) assieme alla titletrack Alles Wieder Offen (da leggersi "ah-llus vee-der off-en" ovvero Tutto è di nuovo aperto) e Lets do it a Dada proiettano e ampliano le vedute verso un "robo-industrial-disco-gospel-inferno" degno del movimento modernista primitivista fondato dagli stessi Einsturzende. Non è più ricerca, ma ampliamento, in questi episodi l'avanguardia è lontana.
Aaah, Signore Russolo,
Aaah, Signore Marinetti
Back from Abyssinia?
Il primo è firmatario del manifesto L'arte dei Rumori (1913) , in cui si teorizzava l'impiego del rumore nel contesto musicale; il secondo fu poeta, scrittore e fondatore del futurismo, prima avanguardia del 900 e partecipò come volontario nel 1936 alla guerra d'Etiopia (conosciuta anche come Abissinia).

L'onomatopea iterata tra "di"/Bargel), basso/Hacke e chitarra/
Arbeit in Ich hatte ein Wort  (leggasi "ish hah-tuh ain vort" cioè "Avevo una parola") magnifica e rilascia dolcemente l'iniezione vibrante nel timpano che diviene un cielo liquido nella retina. La forma canzone è una prerogativa in questo disco e si ripeterà ancora in Von Wegen (leggasi "fawn vey-gun"), muterà in coro gotico per il finale di Susej e si spalmerà sul fondo di un'alienazione presa in prestito dal basso di Peter Hook (Joy Division) in Unvollstaendigkeit (da leggere come "Incompletezza"). Chiude il disco Ich Warte ("ish var-tur" ovvero Sto aspettando), una insopprimibile e più che mai inesorabile attesa ad alta voce di tornare a mescolarsi coll'universo.

voto: 1  2  3  4  5  6  7  8  9
  10

tracce significative su numero tracce:
                                     7/10

categoria : recensioni, ascolti, alessandro
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scrive vietnamblues alle ore 00:10
venerdì, 14 marzo 2008

MARLENE KUNTZ - TEATRO CIAK - Milano  lunedì 10 marzo 2008

IO suppongo sia molto più probabile rivedere in un live show (televisivo o in carne sangue e ossa) quelle belle scarpe bianco\italiane piuttosto che la copia, che sappiamo suonata davvero bene, di una diavoletto mentre viene costretta sul cabinet di una testata a valvole. Questo è primissimo sentore di ciò che appare quando, intorno alle 9 di sera, si dissolve la nebbia nella sala del teatro quasi risucchiata dall'ansia della gente accorsa numerosa e  dall'animarsi sincrono delle tende che velavano la scena; si fa strada nell'inquadratura una sagoma che è quella perfettamente smilza di Cristiano Godano. La novità credo sia rappresentata dall'assenza di esagitazione...La sorpresa sta nel profilarsi di una chitarra acustica stretta come un figlio fra le braccia e lo snodarsi serpentesco delle due figure intorno ad uno sgabello; neppure il più  microsoundcheck da palco disturba le pose dei musicisti che poco a poco mi \ ci vengono presentati da una voce che introce già da qualche minuto un tratto de la vera vita di sebastian knight: gli altri sono


Luca Saporidi contra\basso\elettrico/cori

Riccardo Tesio chitarre elettriche

Luca Bergia batteria\cori

David Arneodo piano\violino/cori

E' stato d'animo questo rinsaldare di accordi acustici il ritmo e l'ipnosi di UNO dei più bei pezzi di UNO il loro nuovo album, che a me, in definitiva, non è piaciuto. Ciclicamente si ha la sensazione di restare invischiati in storie ancora morbose come ai tempi del bellissimo Ho ucciso paranoia, ma via via che scorrono musa, fantasmi, 111, canzone ecologica, negli abissi fra i palpiti, ... , uno si ode netto lo stridere con(tro) le vecchie (s)composizioni delle nuove. E così che finiscono col violentare pezzi come ineluttabile, l'esangue deborah, noutando nell'aria che, neanche troppo tempo fa, fecero e fanno palpitare. Molto più tollerabili al nuovo i pezzi degli utlimi 7 (sette) [seven] album: estratti da Che cosa vedi, Serrande alzate stupendamente eseguita pensando al figlioletto di Cristiano, La canzone che scrivo per te, tutta in italiano passando per Notte, e un'intima Schiele, lei, me da Senza peso, continuando ad inoltrarsi sempre in questa troposfera di narrativa romantica d'autore in Amen e Bellezza da Bianco Sporco approdando poi nelle più recenti ideazioni delle cover di una vorticosa Impressioni di settembre della PFM e della preziosa Siberia dei Diaframma. Cristiano, Riccardo e Luca sanno bene che i loro ultimi quindici anni di vita hanno prodotto una parabola unica nella storia del rock in questo paese e, nel frattempo, certi di aver fatto davvero piacere alle centinaia di persone presenti al Ciak - fabbrica del vapore di Milano, salutano calorosamente la gente che li applaude in piedi dopo la terza uscita dei 5 musicisti e più di due ore di gustoso concerto.


categoria : parole, visioni, on the road, ascolti, alessandro
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scrive Sludgefeast alle ore 23:04
giovedì, 13 marzo 2008

Palermo, teatro metropolitan 11 / 03 / 08   Reduce!

Line Up: Giovanni Lindo Ferretti, Lorenzo Esposito Fornasari, Raffaele Pinelli, Ezio Bonicelli

Reduce, ma di sicuro non fiacco, Giovanni Lindo Ferretti era proprio come me lo aspettavo.. forse meglio. Una persona estremamente capace di spremere il cuore fino a farne uscire le parole. E' la prima volta in assoluto che lo vedo dal vivo. La sua dialettica oggi come anche nel passato, testimoniato da dischi svariatissimi, è  impareggiabile nel far provare emozioni e brividi di autentica imprevedibilità. La voce secca e sincera, gli stivali, il punk, la verve minimale di un genio. Il contesto è molto intimo: organetto e violino performano canzoni come il mondo, cupe vampe, and the radio plays, amandoti etc etc.  Un tuffo nei miei ascolti primordiali.. i toni comunque abbastanza tranquilli (dato che la batteria, il basso e le tastiere erano solo mimate) creano un che di particolare, un valore aggiunto.  Certo,  danno da pensare a quanto sarebbe stato bello vedere un concerto dei CSI (in un contesto decisamente più rock) ma non posso dire che siano deludenti. Giochi di loop machine qua e là permettono di distinguere molte più parti di quelle che i musicisti possono contemporaneamente suonare e sale un mix di feedback che fa immaginare la presenza di un fretless e di una batteria in lo-fi su cui poter stendere le voci, i cori, il violino e l'organetto . Lorenzo Esposito Fornasari affianca Ferretti cantando a mò di Demetrio Stratos.. Forse uno dei modi più folli e affascinanti di concepire la voce umana se considerato insieme alla poesia di Ferretti.

Per i fedeli lo spettacolo è ok. 


categoria : parole, visioni, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 21:29
venerdì, 15 febbraio 2008

Neutral Milk Hotel on stage..


categoria : visioni, ascolti, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 01:15
giovedì, 14 febbraio 2008

Concedetemi una sola parola per questo disco...

 

 

 

 

 

 

 

 

STUPENDOlo giuro...


categoria : recensioni, ascolti, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 01:04
domenica, 10 febbraio 2008

Nico - The Marble Index (1969)
Un disco di Nico è come sempre un muro bianco e titanico alto migliaia di metri. "Ari's song", non ho mai sentito una voce femminile così ispirata ed ispira-nte. The marble index è permeato di atmosfere labirintiche in cui i cantati geometrici si disperono riverberati senza soluzione di continuità. Voce come strumento. Mi piacerebbe fosse così anche oggi, ma nessuno riesce così come Nico. No.. lei è come se liberasse le sue parole dall'alto con un fatalismo che sembra riflettere una profonda attenzione verso la cultura orientale. In "Evening of light" si può ascoltare una riuscitissima progressione da un suono ben definito alla sporcizia totale che lo sovrasta e distrugge il violino sulla coda.. progressione che sotto certe prospettive riguarda tutti noi. Quando iniziamo un quaderno siamo sempre attenti alla scrittura.. chi è così attento in seguito? "Facing the wind" parte già assolutamente ubriaca.. con un suono molto ambulance..  frammenti di melodia tenuta su praticamente solo da voce e piano, tutto il resto è dissonanza... in questo pezzo chi vorrà potrà cercare di ascoltare solo la parte dissonante o solo quella melodica... ma premetto che è molto difficile. "Frozen warnings" come il cielo che si riapre dopo la pioggia torrenziale.. è molto freak... un pezzo da ascoltare all'aria aperta tra gli scoiattoli e le spighe di grano; gloria passo dopo  passo verso l'orizzonte.
"Julius Caesar (memento hodie)" mi sembra il pezzo più fascinoso del disco proprio perchè il meno comprensibile.. non per il grado di cacofonia ma solo per la sua stabilità inspiegabile.. Le frasi di Nico vibrano recitano una litania snervante ma sublime! "Lawns of down" è un colosso sperimentale farcito fino a scoppiare di spiritelli che sbucano fuori da ogni angolo del mix.. "Nibelungen" : due minuti e quaranta di voce e in questo caso... non si poteva chiedere nulla di meglio. "Roses in the snow" fa accapponare la pelle.. è come un continuo chiedersi: è giusto o sbagliato? l'atmosfera in questo come in tutti gli altri pezzi è molto personale e profonda. Consiglio assolutamente questo disco a tutti coloro che sono profondamente convinti dell'esistenza del pentimento, della conversione, del destino, della fede, della fiducia in qualcosa che non è necessariamente materiale ma di cui avvertiamo il calore.
Il mio voto:  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10

categoria : recensioni, claudio giacomo
commenti

scrive vietnamblues alle ore 10:04
giovedì, 22 novembre 2007

così sentenzia Piero:

"Pochi complessi hanno marchiato a fuoco la storia della musica rock come i Butthole Surfers."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


categoria : recensioni, alessandro
commenti (1)

scrive vietnamblues alle ore 12:58
mercoledì, 17 ottobre 2007

ho un po' di arretrati...

theairisonfire
venite gente, venite (paio sotto contratto) a soli 5 / 6 / 8 eipo potrete gustarvi l'immaginario raccapricciante e chimerico del mastro Lynch.

Triennale
a Milano fino al 13 Gennaio.


conte






a Bergamo il 7 di novembre in occasione del 21°
 anno dalla mia nascita Paolo Conte suonerà al teatro Creberg.



blonde redhead


Il 13° dello stesso mese, i Blonde Redhead suoneranno all' Alcatraz di Milano assieme agli Interpol (che possono anche piacere)...
Mi sono totalmente perso le loro rispettive ultime uscite discografiche e quindi temo sarà una sorpresa. Speriamo male.





Io sarò presente a tutti e tre gli eventi qui proposti e indosserò un costume di Zorro con mutande di pizzo calabro.
a presto

categoria : on the road, ascolti, alessandro, cinèma
commenti (1)

scrive Sludgefeast alle ore 02:37
martedì, 16 ottobre 2007

Il labirinto del fauno (2006) Guillermo Del Toro
Non sono un appassionato nè un grande esperto di fantasy.
Ma non posso negarlo..questo film mi ha colpito.. era da molto che non ne individuavo uno realizzato con tanta purezza. Troppe scene mi hanno dato da pensare a quanto bello sarebbe vivere con la magia al nostro fianco, per esorcizzare quelle figure maligne che ci rendono impura la realtà che vogliamo. E' un film che gioca molto sul concetto del debole e del potente. Nel palcoscenico v'è la fame di "quelli della montagna" aiutati da Mercedes, serva del grande nemico, un'infiltrata donna coraggiosa che per amore rischia la sua stessa vita. Il personaggio più grottesco senza dubbio il capitano: gran militare megalomane dagli stivali lucidi.. è il cattivo per eccellenza.. uccide uomini senza provare disgusto... Il personaggio più dolce è invece Ofelia.. la protagonista, principessa di un regno lunare che sognava di essere umana. Innocente vittima degli eventi.. non accetta l'unione della splendida madre con un uomo così viscido e castrato.  Le viene illustrata da un fauno la possibilità di tornare al regno paterno, ma prima dovrà superare tre difficili prove.. La raffinatezza contraddistingue la pellicola.. il fascino sprizza un pò ovunque, generato da una bella combinazione di idee e colori.. è puro ma non esattamente un film per bambini. Il regista sfrutta la figura del bambino come un filtro da metter davanti ai nostri occhi: per conservarci innocenti, per svelarci un segreto: se ci troviamo da soli, aprendo un libro colmo di pagine bianche, possiamo leggere il futuro con chiarezza.


categoria : cinèma, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 20:53
lunedì, 16 luglio 2007

Il rumore più lacerante..

Buon ascolto gente. Provateci anche a casa se volete.


categoria : visioni, ascolti, claudio giacomo
commenti (1)

scrive vietnamblues alle ore 20:29
lunedì, 16 luglio 2007

grindermanGRINDERMAN - 2007
un'asta virile in perpetua erezione

non si accontenta che la lama abbia già reciso l'aorta dopo pochi istanti...ti siede accanto ti stringe la mano...ti lega un fazzoletto attorno agli occhi...lascia che la musica che ti sta scopando ti punga ancora...e ancora dopo aver pregato per la tua fine imminente.
Bellissimo morire e risorgere per questo ritorno in pantaloni di pelle, baffo e tanto di telecaster in spalla per il sempreverde Cave.
Uno dei miei preferiti...buon ascolto



1  2  3  4  5  6  7  8  9  10

categoria : recensioni, alessandro
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 15:54
sabato, 14 luglio 2007

miavagadilania - sei nata EP

E' il caso di un disco intenso suonato con una forte ottica all'arrangiamento che dà vita a canzoni via via più intimiste e riflessive. Meglio ancora, Esistenziali. L' unicità del disco è, per l'appunto, piacevole conseguenza della maturità delle composizioni. Quest'ultime sono attentamente ordinate ma fortunatamente lontane dallo scimmiottamento di uno stereotipo; progettate ed eseguite con classe. Un altro punto forte è l'approccio minimale ed elegante con cui le note si susseguono e si dispongono nel tutto. Si inizia con un interessante intro strumentale dai suoni cristallini e bagnati di ritardo che si evolve in inviolati campi sonici. E' poi la volta di sei nata: una ballad dal tessuto pregiato, farcita di sentimenti provati e non più esternati. Sembra infatti una confessione alla finestra, tanto spirituale quanto malinconica, che batte su un ostacolo e cerca in modo forsennato di smaterializzarsi per superarlo. Il suono è fortemente caratterizzato dall'unione amorevole e straordinaria delle parti di chitarra, perfettamente coerente con l'atmosfera creata dal lucido confidarsi di Claudio. Larva è uno dei pezzi più melodici e di immediata presa, particolarmente apprezzabile per il testo da interpretare nel modo più largo possibile come il nostro duplicare le percezioni e decidere se direzionare l'animo verso atteggiamenti di buona o cattiva strada. Un grande arrangiamento è quello de l'aria più brillante in cui un urlo al megafono richiama ancora una volta l'importanza delle scelte e la voglia di fare ciò che l'istinto suggerisce. Il ritornello è un sognante vibrare di falsetto e accordi arpeggiati, ironicamente esortativo, che termina sospeso. Poi tuona una bellissima parte accesa che recita delle liriche geniali, apoteosi del pezzo: <<.... presto lasciami libera via il mio nero senso tattile che avvampava il dolore di non essere suicida; interdetta l'anima che ha troppe sacche di viltà o amore....>>. I miei occhi in fumo è un energico pezzo con sonorità affiancabili per certi versi ai grandi marlene, melodicamente incanalato verso una piazza scura nella quale si staziona per pochi secondi, riaprendo dapprima con un crescendo, poi con il principio. Il viaggio tra i suoni dei miavagadilania termina con precipite, un brano meravigliosamente decandente che si srotola fiero con intrecci sinistri e un finale d'ambientazione ampia, cascata di colori porpora. Il lavoro nel suo complesso si lascia apprezzare in vari modi: ci si rispecchia tanto nelle storie quanto nella musica; questo è un dettaglio molto importante che molti gruppi perdono di vista sebbene sia considerato da molti un ottimo traguardo. Con questo concludo e vi auguro un buon ascolto. Claudio Masaracchia

il mio voto: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

 


categoria : recensioni, claudio giacomo
commenti

scrive vietnamblues alle ore 10:30
giovedì, 12 luglio 2007

rotoretorino 5/7/7 spazio 211
da sinistra a destra...sonic youth, claudio collica, claudio papa, alessandro anzelmo, claudio masaraccchia

(un abbraccio ad elena)


categoria : visioni, on the road, alessandro
commenti

scrive vietnamblues alle ore 22:58
giovedì, 07 giugno 2007

cataniaShellac

.

.

03/06/07 catania/mercati generali

uzeda + shellac

uno stupro condiviso...la penetrazione non ha limite

P1010052steve


categoria : on the road, alessandro
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scrive vietnamblues alle ore 01:28
martedì, 22 maggio 2007

la ballata di stroszek  -  Werner Herzog (1977)

un mio amico barbuto mi ha convinto a vederlo. Gli è bastato aggiungere  che appena dopo aver visto questo film alla tv (e appena dopo aver ascoltato Iggy Pop),

Ian Curtis si impiccò...uao.

A volte la semplicità si fà irresistibile o meglio, violenta.Comunque Bruno Stroszek è un faccione indimenticabile come il senso di lascivo imbarazzo che piomba addosso sui titoli di coda.

Di li a qualche ora è solo un lento e disturbato riverbero.Una volta messo a fuoco diviene ponderazione. 


categoria : alessandro, cinèma
commenti (2)

scrive vietnamblues alle ore 00:02
martedì, 22 maggio 2007

Bitch Magnet  -  Umber  (1989)

raggiante, rampante, alcaloide. Dieci elementi della stessa specie, dieci litanie che propulsano raffiche viscose inalveate verso il riflesso su un'iride: al rovescio sulla superficie plana l'iconografia di tutto l'hardcore americano reso all'estremo della glorificazione. Dopo Umber verrà Ben Hur (1990) e poi ancora Bitch Magnet esploderà in Seam, Gastr Del Sol e Bastro.

Buon ascolto

1  2  3  4  5  6  7  8  9  10


categoria : recensioni, alessandro
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 14:56
sabato, 05 maggio 2007

Dadamah - This is not a dream  (1992)  

Un'entità allo stato liquido..così mi sembra lecito definire questo ibrido sonoro. I dadamah hanno racchiuso in esso, con estrema attenzione, spunti macabri e fortemente esistenziali tipici del new/wave, e  richiami alle ambientazioni larghe, elettroniche. Due voci si rincorrono per l'intera durata del disco: parla lo zombie ed echeggia in lontananza il responso della donna, a volte in reverse. Ho molto apprezzato la chitarra che mi ricorda tanto la mancanza di regole assolute dei velvet underground.. (d'altro canto.. chi non li ricorda..) in molti pezzi c'è su un chorus stonato perfettamente in sintonia col dare i numeri degli altri strumenti. I momenti solitari della donna sono spesso magici e sovrappongono alla base strumentale un telo etnico: accompagnano l'invocazione di spiriti, che appaiono al ritmo dei bassi pulsanti, paranoici..

Si ritrovano svegli dopo migliaia di anni e ballano scatenati per non deludere la seppur ristretta folla di comuni mortali.. che strillano più di Diamanda Galas, che strillano come mai hanno strillato. Orrida è l'atmosfera che sembra prevalere ma con una grande classe ed un'innata capacità di produrre RUMORE. semplicemente stupendi.

Il mio voto 1  2  3  4  5  6  7  8  9  10


categoria : recensioni, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 23:52
lunedì, 16 aprile 2007

In pace rotolo
Come un cane randagio nella strada
 Fiuto il bello d'ogni aria che sinuosa m' accarezza
Dormendo dolce col capo sul braccio
 
Quando invece è battaglia
Vibra il polmone come spastico
Miseri noi che combattiamo
Con le forze della pazzia
 
E' una strana coincidenza che fugge
Via in un lampo lei meschina
Ti torce il collo in amnesia
e ti risveglia con la guerra
 
Faccio un verso all'imbrunire
Voto il buio nella tenda
e il silenzo ad appassire
con i miei migliori anni

categoria : parole, claudio giacomo
commenti

scrive vietnamblues alle ore 17:05
domenica, 01 aprile 2007

vorrei conoscere di persona il chip del calcolatore che sta dietro a tanta semplicità, umiltà, riservatezza, pudore, decoro, compostezza, MISURA, sobrietà,...modestia.

Dal fondo  -  petrol ,  2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il petrolio inquina...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

potete prenotare l'album autografato
scrivendo a...royal-pizza


categoria : recensioni, alessandro
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 16:48
venerdì, 30 marzo 2007

Il vizietto.. hahahahahaha


categoria : on the road, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 21:54
giovedì, 08 marzo 2007

Velluto blu (1986)
è un capolavoro
Lynchano.
E' il rifugio
perverso
di chi
ama
al buio
per far
male
di chi 
sceglie
il lato
oscuro 
in ogni
situazione.
E' un ritratto
del mondo
malato,
lussurioso
illogico.
Come
il pettirosso
con l'insetto
in bocca..

categoria : cinèma, claudio giacomo
commenti

scrive jeffreylpierce alle ore 01:39
lunedì, 05 marzo 2007

                                        .. "vaffanculo-dai-va-là!"

Eppure non si stava male là sopra, tanto che hanno dovuto tirarci giù con le buone. Tanto che, ad Arezzo, Firenze o dove sia, ci sarebbe andato qualche altro era già quasi scontato.

Tra malanni e lune piene e cadaveri ed erbacce.


categoria : claudio, ran
commenti (1)

scrive Sludgefeast alle ore 21:41
giovedì, 22 febbraio 2007

Sono già nel mondo dei sogni..
Per l'esattezza mi trovo ad una di quelle feste americane, nel giardino di una grande abitazione colma di tegole, punch, palloncini, invitati e tacchino anch'esso. Noi ospiti dell'evento odierno siamo tutti dritti in piedi, sognanti, con lo sguardo rivolto al palco in cui i Fugazi stanno suonando Life and Limb. Ogni singolo spillo d'erba in  quel giardino dondola a tempo e batte le mani. Il sole, sorridendo con intriganti occhiali scuri ci punta il suo pollicione. E' lì che vorrei trovarmi;
con i pantaloni a sigaretta e i capelli strani ad urlare osservando il palco vibrare di decibel sani.. una scarica sonora assordante ma che non scorderei per il resto dei miei giorni. I potenti feedback sono liberi di sovrapporsi e amoreggiare nel vivaio, tra gli invitati che non si trovano vicino al palco..
che ubriachi fradici guardano il sole stupiti della sua dimensione contenuta..

Questa è l' America    ----------> http://www.youtube.com/watch?v=lsyxr_-prp8


categoria : parole, on the road, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 11:15
giovedì, 22 febbraio 2007

Jolene - The White Stripes

Jolene jolene jolene jolene
I'm begging of you, please don't take my man
jolene jolene jolene jolene
please don't take him even though you can
your beauty is beyond compare
with flaming locks of auburn hair
with ivory skin
and eyes of emerald green
your smile is like a breath of spring
your voice is soft like summer rain
I cannot compete with you jolene
and he talks about you in his sleep
and there is nothing I can do to keep
from crying when he calls your name, jolene
jolene jolene jolene jolene
I'm begging of you please don't take my man
jolene jolene jolene jolene
please don't take him even though you can
well I can easily understand
how you can easily take my man
but you don't know what he means to me jolene
well you could have your choice of men
but I could never love again
he's the only one for me jolene
and I had to had to have this talk with you
my happiness depends on you
and whatever you decide to do jolene
jolene jolene jolene jolene
I'm begging of you please don't take my man
jolene jolene jolene jolene
please don't take him even though you can


categoria : on the road, ascolti, claudio giacomo
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scrive jeffreylpierce alle ore 12:44
lunedì, 12 febbraio 2007

tascamFUZZY

categoria : on the road, ran
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scrive vietnamblues alle ore 12:01
sabato, 10 febbraio 2007

madre della terra che goduria...

categoria : alessandro, claudio, ran , claudio giacomo
commenti (4)