scrive Sludgefeast alle ore 16:02
venerdì, 30 giugno 2006

Noir Désir - Où veux-tu qu'je r'garde   (1987)

Tutti i tratti distintivi dell' indie si intravedono da questo stupendo lavoro che schiaccia l'occhio al low-fi. Stiamo parlando dei primi Noir Dèsir, i più violenti e diretti, in particolare del loro primo disco. La voce in questo album è uno strumento flessibile che si impara a contemplare probabilmente già ai primi ascolti. Con "Où veux-tu qu'je r'garde " - pezzo di apertura - si permea di atmosfere metallizzate e cavernose perfino l'aria che respiriamo, le chitarre sembrano in una certa misura accostabili alla distruzione dei Gun Club; costantemente bagnate di riverbero, creano atmosphere larghe e mai pesanti.  "Toujours être ailleurs" è un affacciarsi di urla continue posate e progettate naturalmente con estrema genialità. Sfide alla melodia, sublimi stonature, forma di espressione realistica universale. "La Rage" ha un andamento veloce e meno psicotico, ma non a discapito della forza centrifuga del tutto..una corsa confusionaria e massiccia.  "Pyromane" è un brano davvero stupendo.. sussurra.. poi spacca il tempo con chitarre sghembe nell'intendersi e nell'articolarsi. Ululati vari infestano il finale e lo celebrano come meglio merita. L'ultimo respiro del cd si compone di due colossi creativi: "Danse sur le feu, Maria"(uno dei pezzi più originali) e "Lola". E' uno dei dischi più creativi ed immediati che io abbia mai sentito. La sua potenza è la semplicità. Il suono scarno a cui mi riferisco si sposa benissimo con la voce utilizzata così, come uno strumento nè più e ne meno. Inoltre si ascoltano grandi parole. I Noir sono un gruppo impegnato sia a livello creativo che politico.

Il mio voto     1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


categoria : recensioni, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 11:11
giovedì, 29 giugno 2006

Out of the Blue and Into the Black..

Davanti ad una candela accesa postergo i miei pensieri.
Osservo la fiamma blu-->arancione-->gialla.
Studio le sue risposte ad ogni mio sbuffo.
Dapprima davanti agli occhi e poi alla parete,
dove si muove anche la stecca.
Momenti di silenzio, assoluto silenzio.
Pause di vita come poche. Ci si trova soli,
col cuore in mano e la gola nello stomaco.
Tessuti imbrattati mi girano intorno sul tavolo.
Danzano per me nel tribalismo della quiete.
E' un'occasione rara per la maggiore.
Le scatole parlanti stanno finalmente zitte.
Aspettavo questo momento da una vita
e vorrei che non finisse, non adesso che son preso.
Briciole di cenere nell'ombra pronte a venir fuori nel buio.
Mi sento abbracciato dall'inconscio come non mai.
Odore di soprannaturale infesta questa casa;
il fantasma grida disperato ed io lo sento..
Sono in missione solitaria col ticchettare di un orologio.
Complici spontanei nuovamente.
Scandisco il tempo e non mi perdo, respiro la tensione della gente.
Sono tutti fuori ed è incredibile.. Un paradossale guscio in strada.
L'oscurità mi amplifica i rumori, li riverbera e poi li gonfia
per cercare di atterrirmi. Ma si sbaglia.. Io non ho paura.
Sto assaporando una vendetta. Io ce l'ho con le luci da sempre.
Se nella luce siamo tutti diversi nell'oscuro siamo tutti uguali.
Troppo tardi per riprogettare il mondo.
Che sensazione amici, veder la casa a lume di candela.
Ci sono cose che non avevo mai visto nel luminoso..dettagli.
Quando tutto ha un'ombra si ha l'idea della tridimensionalità,
i vicini scappano. Sono come impauriti dalla facoltà di osservare.
Io di certo resto qui. Non mi vedo e sono cieche perfino le zanzare.
in una sola parola: SCIABALAYAAAAAAAAAAAAA!


categoria : parole, claudio giacomo
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scrive vietnamblues alle ore 23:32
mercoledì, 28 giugno 2006

Afterhours - ballate per piccole iene (2005)

Difficile.Con onestà, sono combattuto.

Come determinare con certezza se si tratta di un fine ed elegante lavoro di lima di Manuel Agnelli che lentamente ci ha abituato a questa nuova veste dei suoi Afterhours (diciamo dall'addio di Xabier Iriondo?) o dell'ennesimo disco macchinoso e a tratti decisamente e noiosamente monocromato??

La via mi sembra chiara e semplice.

RIcominciare.Ripartire.Reset-ta(ra)re.

Germi, Hai paura del buio?, Non è per sempre, Siam tre piccolin porcellin (live), Quello che non c'è.Ecco la via.Un viaggio attraverso i lavori precedenti di una band decisamente importante per numero di fan a suo seguito, compiuto unicamente per capire se un no(n)-sense d'album può effettivamente acquisire carattere e stile, può rivelarsi un'arma a doppio taglio.E' proprio questo il caso.

taglio1)Bene sotto questa chiave di lettura Ballate per piccole iene fà letteralmente schifo.Non si salva nulla o quasi.Sono amareggiato e disilluso.Piango.Sigh.

taglio2)Bene...mmm...Bene...mmm...oooh...Bene...mmm.wow.mmm..

smackissassboom.Bene.Basta.

A voi la parola


categoria : recensioni, alessandro
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scrive jeffreylpierce alle ore 19:06
mercoledì, 28 giugno 2006

Per chi avesse orecchie...vorrei fare un briciolo di pubblicità al disco dei Santo Niente...giuro che non ci sono loschi affari dietro e non gestisco lobby discografiche...solo spirito di partito!!!

1)Luna viola
2)Spirtuale
3)Prima della caduta
4)Nuove cicatrici
5)Facce di nylon
6)Occhiali scuri al mattino
7)Candele
8)Le superscimmie
9)Santuario
10)L'attesa
11)Aloha

Dall'album "Il fiore dell'Agave" (le traccie sono prese dal sito ufficiale)


Spero che nessuno me ne voglia e che a qualcuno possa far piacere, ai Santo Niente che non conosco e saluto!


categoria : ascolti, claudio
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scrive vietnamblues alle ore 14:00
mercoledì, 28 giugno 2006

Santo Niente - il fiore dell'agave (2005)

Torniamo a parlare dei dischi di casa nostra; Il fiore dell'agave segna dopo 8 anni di silenzio (eccezzione fatta per l'EP del 2004 Occhiali scuri al mattino) il ritorno sulle scene di Umberto Palazzo e il Santo Niente , che per l'occasione si è dato una nuova formazione con Raffaello Zappalorto (basso), Gino Russo (batteria) e Alessio D'Onofrio (chitarra).Dalle nostre parti questo disco e questo gruppo sono (con certezza verificata e verificabile) del tutto sconosciuti; peccato.Peccato perchè é un bellissimo toccasana per lo stato di salute di chi lo ascolta e uno dei capolavori recenti della musica italiana.

Non si ha "neanche il tempo di vedere la mamma" che Gino alla batteria batte "4" per portare alla luce quel mare agitato e antichissimo che è Luna Viola.E ora invece, mentre si è sommersi da quelle acque schiumose, si ha il tempo di accorgersi che Umberto Palazzo ha maturato delle liriche bellissime quanto semplici ed efficaci che sembrano provenire da 50 anni di cantautorato italiano.Poi si parte alla volta di Spirituale;ed è una traversata dinamica e accattivante fatta di deflagrazioni continue.Prima della caduta è una pietra geliva che precipita al centro di una confessione, scagliata nel finale dall'urlo di Palazzo.Alla debole luce di un melanconico addio crepuscolare si stende Nuove cicatrici gravida di suoni e colori di un ricordo.Momenti di rock 'n' roll a profusione regala Faccie di Nylon che inaugura la parte punk-rock del disco completata e contemplata (tre tracce avanti) in Le superscimmie, canto di uno sfacelo umano.Segue la riproposizione di Occhiali scuri al mattino che calata in quest'album sembra cristallizzarne l'essenza prima di semplicità a grande impatto sonoro.Candele indossa vesti celestiali e suona come una rivelazione divina che Palazzo condivide con la sua musa.D'atmosfera grave e trascinata è Santuario dove le idee che il Santo Niente trasforma e libera in intrecci musicati vengono fuori con una intensità spettrale, quasi magnetica.I primi istanti de L'attesa formulano la magia strumentale che pervade lo scorrere di un miraggio. Infine la preziosità di Aloha.(Sono certo che sarà un) buon ascolto.

voto:  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10


categoria : recensioni, alessandro
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scrive vietnamblues alle ore 12:05
martedì, 27 giugno 2006

Gun Club - Miami (1982)

Finalmente ho tra le mani la versione originale di uno dei miei dischi preferiti.Jeffrey Lee Pierce è per me (ma non solo) una delle figure più carismatiche della scena rock degli anni '80.E' accompagnato in questo disco da Ward Dotson alla chitarra e Terry Graham alla batteria.Le canzoni sono ricchissime di suoni catturati dalla giungla, da oscuri riti voodoo, da leggende popolari e da fantasmi del deserto e sono filtrati attraverso slide guitars e intonazioni allucinate.Ma a rendere unico questo disco è sicuramente il suo spirito sciamanico che fu (perche no?) dei Doors e di Jim Morrison."Le loro lande misteriose incutono soltanto terrore (?!?!), non invitano alla catarsi dopo la fuga dalla metropoli, ma anzi convogliano in elementi irrazionali (quali i rituali o le leggende) la paura accumulata nei labirinti desolati delle grandi citta` ".

Non credo siano necessari ulteriori svisceramenti personali perchè Miami è un disco che vuole solo sconvolgervi, penetrarvi e l'unico modo che ha per farlo (sembrerà banale) ma è quello di essere suonato, di entrare in circolo col vostro sangue e poi saranno brividi, spasmi, contrazioni, scuotimenti, sbattimenti, convulsioni, scosse, ma soprattutto danze e basta.Ve ne accorgerete, per coloro che non lo hanno ancora ascoltato, quando le vostre membra saranno investite da vibrazioni involute e involontarie e comincierete a ballare ovunque sotto l'incatesimo di un rito voodoo.Buon ascolto.

(per tutto questo:)

voto:  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10  !  !  !  !  !


categoria : recensioni, alessandro
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scrive jeffreylpierce alle ore 11:35
martedì, 27 giugno 2006

Television - Marquee moon (1977)

1977. Mentre Londra viene pervasa dalla rivoluzione punk con l'uscita di NEVER MIND THE BOLLOCKS, mitico ed unico vero disco dei Sex Pistols, cui si riconosce il grande merito di aver cambiato le intenzioni a discapito della tecnica ed a favore della grande ENERGIA, nello stesso anno New York apre le sue radici culturali alla "new wave". Artefici di questo nascituro movimento (parallelo al punk, almeno per un breve periodo) i primi concerti ed i primi album (tra i tanti) di Ramones, Talkin Heads e , appunto, Television.

Marquee Moon è un album travolgente, che non rinuncia alla tecnica ma soprattutto non risparmia energia!

Nasce un nuovo mito esemplare e tra i più eclettici mai visti sulla scena, il quale nulla può invidiare ai cosiddetti "mostri sacri" della chitarra. Tom Verlaine, appunto, poeta maledetto della chitarra, si insinua tra di essi con un suo stile unico e rivoluzionario. La sua chitarra assume più volte la forma di cigno bisognoso di esprimere disperazione e che non smette mai di farlo come per inerzia, per bisogno fisiologico, come nei suoni del primo albeggiare. Verlaine canta e suona e suona sempre!

Grande caratteristica che sento di evidenziare è il forte legame tra strutture ritmiche e melodiche. I Television giocano a rincorrersi quasi in ogni pezzo dell'album, poi si stringono in abbraccio e travolgono tutto ciò che viene attraversato dalle loro frequenze, in un tiraemolla che lascia spazio a lampi geniali personali da parte di ogni elemento della band ed inaspettatamente a sinuosissimi interventi all'unisono, chiarificatori di idee.

L'album apre con "Evil" (IVOOOOOOL), pezzo carico di rabbia, irriverenza e alienazione, dove si intercetta l'influenza dei Ramones ed il forte legame del blues e del funk americano, ma che lascia un forte senso di novità impercettibile, e riparte alla grande con "Venus" dove la chitarra di Verlaine comincia ed espiarsi dalla matrice blues e suona in tutto il pezzo fraseggi romantici e melanconici. "Friction" è un funky-blues "alla Television"...Verlane urla dalla chitarra, che vuole evadere dalla sua struttura rigida legnosa metallica. Segue "Marquee Moon" che dà il titolo al disco e che ne è indiscusso capolavoro, un intreccio strumentale da far venire i brividi e sorridere, cercando di seguirlo, seguito da esplosioni di accordi da salotto anni '40, una voce travolgente ( I REMEMBEEER!!!!), 10 ed oltre minuti di follia centrati da un'improvvisazione con basso immobile nella sua struttura accompagnato da rudimenti "attempati" di batteria che fanno tappeto ad orgasmici assoli di chitarra dal suono cristallizzato e che culmina con l'evasione TOTALE della chitarra dalle sue statiche vicissitudini passate, cigno straziato che avrebbe bisogno di riposare in pace.

"Elevation" apre la seconda metà del disco strizzando l'occhio a "Californication" dei RHCP con ben ventanni di anticipo ed un ritornello da bocche aperte.

"Guildin Light" è una piacevole ballata, che un pò si estranea dai pezzi che lo precedono, con arpeggi gocciolati e tastiere ad alta frequenza, mentre "Prove It" saltella tra armonie dolci avvogenti e stacchi risuonanti nei ritornelli e fraseggi sempre più folgorati e folgoranti. Chiude una epica "Torn Cutain" ultima meraviglia dell'album che lascia ancora spazio a sperimentazioni chitarristiche oggi probabilmente inconcepibili.

Uno di quei dischi da appenderne in un quadretto la copertina e lasciarne il plasticoso cuore di policarbonato inserito ed incollato nel lettore cd di casa.

                                                                               voto   1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


categoria : recensioni, claudio
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scrive Sludgefeast alle ore 01:23
martedì, 27 giugno 2006

Marlene Kuntz  - Bianco Sporco  (2005)
La maturità artistica dei Marlene Kuntz in questo ultimo lavoro ci sconvolge tutti. Sconvolge il nostro ricordo dei paladini del rock al rumor bianco del vile così come il nostro amore per le atmosfere fumose di HoUccisoParanoia.  Cristiano Godano si dice consapevole di tutto questo e con un soffio di astio respinge le critiche spiegando che l'artista deve cambiare, scoprire nuovi lati di sè, esplorare nuovi spazi. Già all'uscita di "senza peso" i marlene decidono di eliminare il forum dal vecchio sito.. Godano scrive un comunicato per tutti coloro che non capiscono le novità invitandoli a non lamentarsi in continuazione delle stesse cose. Nonostante ciò, non è facile accettare un cambiamento così per noi ascoltatori.  Cristiano già da quei tempi non è più il cantante bavoso, la serpe piena e gravida di veleno; il nuovo approccio al songwriting si fa sentire e in alcuni pezzi è quasi al limite. Torniamo a bianco sporco. L'album suona come un gradevole rock melodico, suoni cremosi e note scelte con classe e "anche" distorsori qua e là . La voce esce molto dallo strumentale lungo tutta la durata del disco, a un livello insolito:  è meno sussurrata e più cantata nel vero senso del termine. Decido in questa sede di parlare solo dei pezzi migliori dell'album in quanto non mi sento di giudicarne alcuni.  "Mondo cattivo" come primo pezzo è stata una vera trovata; La sua ritmica anomala è carburante per le orecchie di noi appassionati. Il testo è un bel modo di ritirarsi nei propri pensieri senza ascoltare la voce degli ignoranti che vogliono cambiare i nostri usi, le nostre convinzioni.. "Il solitario" deve molto a delle parole realistiche, impeccabili, emozionali come quelli che solo Godano sa scrivere. Nel mentre si erigono le distorsioni arricchite dalla grande seconda voce di Rob Ellis (new entry). "Bellezza" è una forma canzone ben calcolata con un coraggioso ritornello. Una di quelle frasi pure e semplici che non ci potremmo mai aspettare in un pezzo e che non sapremmo proprio come cantare; però nel cd questa frase esce bene:  Noi Cerchiamo La Bellezza Ovunque.  I Marlene di gusto ne hanno davvero tanto. Confermano l'ipotesi con "Amen", una sorta di narrazione piena di suspence, il miglior pezzo del cd probabilmente. Gianni Maroccolo sa riempirlo di mistero con una linea di basso poderosa. Le chitarre sembrano essere state concepite ai tempi dell'ep Fingendo la Poesia, almeno fino a quando non scoppia la tempesta distorta dell'ultimo gruppo di versi.  Segue "Il sorriso", riffs particolari dotati stavolta di una predisposizione quasi solare e toni vocali quasi confidenziali. Una vera apertura, uno scorcio di luce prima del gigante motivo de "L'inganno". "La Lira di Narciso" è un pezzo impeccabile, davvero intimo in ogni suo angolo.. La chitarra di Riccardo Tesio suona come un carillion fantasioso e rassegnato.. Il brano cambia scene in continuazione coniugando malinconie e sapori in un'unica pioggia d'animo. "Nel Peggio" cerca di movimentare un pò l'atmosfera con un groove veloce che non sorprende più di tanto. Nel dare un voto non posso non essere influenzato da ciò che provo, cioè, dalla nostalgia della marlene arabbiata che mi ha accompagnato in cuffia in tutti i momenti più veri.  Bianco Sporco è un onestissimo album di rock intellettuale che non ha niente a che vedere con altra roba che c'è in giro, ma che tuttavia presenta alcuni flop, pezzi che non convincono quanto altri. Cosa che con i Marlene non mi era mai accaduta.

Il mio voto     1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


categoria : recensioni, claudio giacomo
commenti (1)

scrive vietnamblues alle ore 16:20
lunedì, 26 giugno 2006

Joy Division - Unknown pleasures  (1979)                                       voto:     1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

Reduci dalle esplosioni punk-rock di fine anni '70 i Joy Division (nome preso in prestito dalle baracche femminili dei campi di concentramento nazisti) si formano a Manchester luogo in quel periodo ideale per dar vita ad un nuovo psicodramma rock, una "tragedia espressionista" dall'altissimo contenuto emotivo.L'interesse della loro musica sposa più le teorie del dark-sound piuttosto che del punk-pop,ma già nel 1979 Ian Curtis portava alla luce un'opera assolutamente sublime e al di fuori del tempo, in grazia agli spettri che abitavano il suo cuore e la sua anima.Anticipando, fissandone il principio, una grossa fetta di storia della musica, i Joy Division sono arte decadente e alienazione lisergica dettate dallo smacco della civiltà industriale che fà da sfondo alla loro musica.In Unknown Pleasures, Curtis non ha ancora toccato terra ma sta già ammirando in orbita la catastrofe che accade intorno a lui.

Joy Division - Closer  (1980)                                             voto: 1  2  3  4  5  6  7  8  9  10

Viene sospinto dalle sue visioni allucinate e così prendono vita New dawn fades, l' "androide" Trasmission, il meccanicismo esasperante di She's Lost Control, la paràlisi di Shadow Play, il battito leggero e illusorio di Disorder e così via fino al paradiso rallentato e trasognato di Atmosphere (EP) che in un certo senso anticipa quel capolavoro visionario che è Closer.In questo album la catastrofe è terminata e sembra esserci spazio solo per una lucida constatazione del deserto dramma.E' rimasto solo Ian Curtis con i suoi compagni ad ammirare un mondo in rovina fagocitato dalle macchine e sventrato dalla perdizione umana.Hanno ancora la forza di modellare la viscosità spettrale di ciò che vedono in Heart And Soul  che probabilmente  è il loro pezzo più rappresentativo.Da una radio rotta sintonizzata su stazioni techno-pop sembrano provenire le melodie di Isolation.La camicia di forza in cui è costretta Atrocity Exhibition sembra di marmo così come l'intero disco che assume impenetrabili consistenze man mano che lo si scopre.E' davvero un album magnifico.


categoria : recensioni, alessandro
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scrive vietnamblues alle ore 02:36
lunedì, 26 giugno 2006

UZEDA - Waters (1993)

Non mi è del tutto semplice postare una recensione riguardante un gruppo che stimo moltissimo senza, è ovvio, essere un filo di parte.Gli Uzeda da Catania (ma verrebbe da scrivere dal MONDO) costituiscono, senza necessità e desiderio di ulteriori specifiche, la via prima a quella autofagia sonora che fu di Fugazi, Sonic Youth, Pixies, Blonde Redhead ma la loro ricerca raggiunge (in questo come in tutti i loro dischi) picchi di originalità validi a tal punto da avergli valso gloria e fama internazionali. 

Waters, prodotto da Steve Albini, è un album immediato come l'eletticità che lo attraversa.Le traccie provocano viva impressione nel lasciarsi attraversare fin da subito."Needle House" e "I'm getting older" inglobano al tempo stesso addensamenti elettrici su danze ipnotiche mantenedo pulsante sia la potenza che la sublimazione nel modulare della voce e nel perforante stillare degli strumenti di fondo. Ciclonica è "Save my snake".Anche quando Giovanna Cacciola (voce) sembra avviluppare le sue melodie intorno a quelle di Kim Gordon (Sonic Youth) e soprattutto di Kim Deal (Pixies) gli Uzeda risultano piacevoli e mai banali.Ne sono prova le riuscite "Tied" e "It happened there".Prima ancora che scorrere sembrano bruciare gli oltre 12min. di "'30'", "Roaming word" e "Big shades and tides", mentre "Well paid" e  "Pushing all the clouds" suonano come le composizioni più efficaci.

voto:    1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


categoria : recensioni, alessandro
commenti (5)

scrive Sludgefeast alle ore 00:45
lunedì, 26 giugno 2006

The SLINT - Spiderland  (1991)
Davvero in poche occasioni capita il piacere di sentire in un disco bei suoni secchi e diretti. Gli Slint nascono sulle ceneri degli squirrel bait, in particolare dal chitarrista e il batterista fortemente desiderosi di intraprendere un viaggio di pura sperimentazione e libertà creativa. Si tratta di musica suonata in modo elegante ed essenziale. Le dissonanze costituiscono parte integrante del loro repertorio a confermare appunto la detta libertà di espressione di stampo sperimentale. Se avete già ascoltato i Fugazi gli slint potrebbero essere un evoluzione naturale. Spiderland (1991) è il cd con cui la band mostra la sua capacità di differenziarsi dal già sentito, un disco spontaneo e genuino. La prima è "Breadcrumb", dapprima pezzo atmosferico con armonici e cantato recitato, sonorità presto smentite dai potenti distorti al centro del brano. Una sorta di sinusoide esploratrice di grunge, garage, noise e tanto altro. "Nosferatu Man" inietta fin da subito nelle vostre orecchie un riff ubriaco, biglietto da visita per un pezzo ben più aggressivo che si articola in bellissimi cambi di tempo e stacchi con le stick. Il cantante urla nel ritornello scanzonato. Le chitarre sono libere. Il loro uso minimale e parecchio ritmico è in qualche modo riconducibile a Duane Denison leggendario chitarrista dei Jesus Lizard.  "Don, aman" è un pezzo intenso e profondo dove le corde vengono sfiorate con grande stile. Riecheggiano alcune frasi classiche del grunge ma essendo una componente del genere è anche abbastanza normale. Questo brano però è diverso dai precedenti. Pensate, bisogna attendere 4:25 per la distorsione. Distorto che comunque incide in maniera irrisoria nella totalità del pezzo. soffre un pò di monotonia ma è grande. La canzone più bella del disco è a mio parere "washer". Riconosco una grande classe nelle scelte chitarristiche, ma anche batteria e voce fanno cose stupende al limite del delicatissimo e del melodico. Al 6° minuto una magia di dinamica e poi l'esplosione di rabbia.. una delle più belle che ho sentito nei dischi degli anni novanta. " For Dinner " è un grande strumentale da ascoltare preferibilmente in cuffia dato che le dinamiche spesso calano senza che ve ne accorgiate neanche come nei primi LP dei king Crimson; "Good Morning, Captain" ritorna a chiudere il triangolo con i primi due pezzi. Cantato Lou Reediano e struttura variabile. Molto bella l'idea del vibrato sul basso. Si torna alle urla e alle chitarre distorte. Distorsioni fortissime e secche al servizio dei geni.
Il Cd è carico di grande inventiva, i momenti esplosivi degli slint sono veri e proprio colossi dissonanti. Se cercate la violenza ascoltatelo. Se non la cercate il mio consiglio permane poichè le scelte sono ricercatissime e non possono far altro che trasmettere della sana e pura genialità.
 
Il mio voto          1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

categoria : recensioni, claudio giacomo
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scrive jeffreylpierce alle ore 14:40
sabato, 24 giugno 2006

una storia romantica...

Una volta mi piacevano i tralicci, ne ero affascinato...una mattina un professore mi stupì con un'affermazione scientifica circa la conduzione di corrente...beh, egli disse con molta sicurezza che se mi fossi appeso su un traliccio ad alta tensione non mi sarei fatto nulla, non sarei stato attraversato dalla forte corrente che circola fra essi, così come gli uccelli, che passano i loro pomeriggi appesi mentre noi li osserviamo dalle nostre automobili.

Così feci. Giorni dopo, mi appesi...

...imponente la vista da lassù, pensai ai papaveri e le formiche. Stando appesi non veniva proprio voglia di scendere, non c'era alcun bisogno. Gli uccelli mi si erano fatti amici, io però badavo a non dare troppa confidenza così da starmene a debita distanza. Non sono un tipo troppo socievole con gli estranei.Calò il sole e dopo lui sparve la luna e si riaccese di azzurro il cielo e fu così per due volte.

Gli uccelli cantavano, io non sentivo più nulla, riuscivo però a notare le loro bocche muoversi, mentre io non sentivo nulla, di nulla. Cominciai a pensare...volevo scendere. Il sole calò nuovamente, non riuscivo a muovermi. Pensai di chiedere aiuto ai volatili miei amici, dovevo cantare come facevano loro...chissà da dove arrivavano quegli uccelli e cosa gli sarebbe piaciuto ascoltare.

Cercai di scrutare il loro atteggiamento in modo da carpire i loro possibili gusti...gli avrebbe aggradato di più musica americana?anglosassone?tedesca?italiana?

 NO.

La timidezza non lasciò spazio ai miei strazì, decisi subito di non cantare, così come decido da subito di non scambiare due chiacchiere quando una bella ragazza mi si fa vicino e chiede di poter accendere...le forze mi abbandonarono disgustate anche loro dal mio essere e cadetti al suolo...dieci e quindici ed anche venti metri di caduta libera

"...e poi il buio, neanche un graffio di luna nel cielo".


categoria : parole, claudio
commenti (3)

scrive vietnamblues alle ore 12:03
sabato, 24 giugno 2006

Crime And The City Solution - Room of lights (1986)

Con certezza il più bel disco dei crime and the city solution (e uno dei miei preferiti in assoluto). Sorprendente fin dalle epiche pulsazioni di "Right Man Wrong Man" , lascia passare l'ascolto attraverso vettori sensoriali assolutamente fascinosi ed efficacissimi. "No Money No Honey" è l'ago fra le dita di Simon Bonney (voce e carisma della band), punge e poi ricuce con la stessa intensità con cui catalizza la violenza sugli strumenti catturata, caricata e infine liberata in implosione da Rowland Howard e dal batterista Mick Harvey, entrambi ex Birthday Party.L'influenza è delle più irrinunciabili.Sulla medesima ondata violenta si sviscera l'autoespiazione di "Hey Sinkiller" . Le più belle atmosfere le creano  "Six Bells Chime" (vedere "Il cielo sopra Berlino" di W. Wenders per credere), "Adventure" e senza dubbio la perla del disco "Brother Song".Infine chiude "Her room of lights" e per dipingerla occorrono le ampie e dense linee prese in prestito dagli inconfondibili ed unici pennelli di Nick Cave.

voto:       1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


categoria : recensioni, alessandro
commenti (2)

scrive Sludgefeast alle ore 00:40
sabato, 24 giugno 2006

THE SOUND  -  JEOPARDY  (1981)
I primi secondi di questo disco sono ipnotici per tutti i new_wavers.. E' matematicamente impossibile resistere alle sonorità di "I can't excape myself " che sembra descrivere meravigliosamente il clima della London 1981, o meglio di quella parte di londra che decide di staccare il punk dall'allegria generale lasciando spazio al movimento Dark. Grande arrangiamento ritmico di chitarra e una stupenda controvoce nell'ingresso all'omonimo ritornello fanno di questo pezzo uno dei più scorrevoli e accantivanti del cd. "Heartland " esordisce con una tastiera fin troppo eighty ma geniale che si ripete nel branoe si interpone come linea di divisione tra liriche solari e funeree; anche qui ritornello omonimo e corto. "Hour of need  " tinge tutto di nero con una selvaggia ed energetica plettrata punk del basso ( ricorda vagamente il sound dei Joy Division ) e un riff di chitarra inflangerato. Le linee melodiche della voce sono sempre perfettamente tragiche e ben curate nei dettagli..il cantante è la parte incazzata di  Robert Smith.. segue " Words fail me " che tira fuori un sax  ( con tutto il buonumore che si porta dietro) un rithm acceso, finalmente un pò di solarità.  " Missiles " ci presenta uno strumentale tormentato con delle strane sorprese nella tastiera che svirgola in sonorità quasi positive alla pronuncia della parola missiles. In questo pezzo in particolare l'efficacia della melodia vocale è garantita: il pezzo è pieno di energia..si urla e si lascia anche un pò più spazio alle atmosfere. " Heyday  " miei signori è un gran pezzo, grezzissimo.. il ritornello e l'assolo di chitarra che vorremmo tutti in macchina quando siamo carichi di voglie.. E' il turno di " Jeopardy ".. Che dire, innanzitutto intrecci favolosi di basso e chitarra ma non aspettatevi il meglio. stiamo sempre parlando fondamentalmente di punk. Tornando a parlare di voglie questo pezzo fa venire immediatamente voglia di vedere la faccia del bassista.. che ritmica.. La tastiera in questo cd non smette mai di stupire invece.. originalissima. Emette dei suoni quasi cacofonici; accordi dissonanti dappertutto. Contribuisce in gran parte all'unicità del suono dei sound che, se non fosse per quest'ultima, sarebbe fin troppo facilmente associabile a cure, joy division, killing joke etc. In " Night versus day " il basso pulsa proprio come in un disco dei suicide. Il cantato è basso e la chitarra come al solito è zeppa di flanger. Vi si riflettono tuttavia influenze ricchissime. La chitarra di Verlaine, un pò di velvet underground qua è la. Il cd dimostra uno stile radicato del gruppo, un horrorgroove che ti prende dall'inizio alla fine facendoti girare. Si può effettivamente parlare di darkpunk ballabile volendo.. soprattutto per alcuni bei pezzi inseriti nell'EP compreso nel cd.  Buon Ascolto! 
 
Il mio voto          1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

categoria : recensioni, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 14:26
giovedì, 22 giugno 2006

E' indescrivibile ciò che si prova nel momento in cui l'ispirazione bussa sul nostro stolto capo sconfitto. indicibile gioia ed emozione che pervadono campi azzurri con grano e tartarughe. Tuffo nel febbrile intento di partorire con lacerazioni degne di cesareo l'idea che meglio traduce l'animo in note.

Ho inventato delle note. E' stato ieri e ho provato a distaccarmene ma.. niente. via con le due, con le tre con le quattro ore di amore e le successive quattro ore di sonno, mia disgrazia. Le macchie di ingegno mi chiedevano i ruoli che avrei dovuto assegnare a lui o a lei nella storia e ho deciso infine di non assegnarne.

Piuttosto sento di aver percepito il sapore sulla pelle delle persone che ho descritto. che fanno di loro, soggetti degni di attenzione e di prudenti interpretazioni. per citarne uno..c'è il cantastorie che è il simbolo della sagezza e si allontana dalla folla perchè la ritiene troppo stupida. Il saggio fatica a comprendere la superficialità di quella gente e preferisce ibernarsi in un templio della mente dove poter ragionare con oppio e silenzio per suo conto e suo diletto.

La mediocrità finirà per essere l'unico metavalore della società moderna. 


categoria : parole, claudio giacomo
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scrive jeffreylpierce alle ore 13:55
mercoledì, 21 giugno 2006

 

slow hand

Da sinistra a destra...dall'alto in basso!!!

categoria : visioni, claudio
commenti (2)

scrive vietnamblues alle ore 11:22
domenica, 18 giugno 2006

.   .   .   .   .   .   .Aleksandr Sokurov  .   .   .
Improvvisamente non c’è stato nulla da dire.
Appena il tempo di far posto nel petto ad un dolore fortissimo.
Un ticchettio ostinato.Perfor(m)ante.
Il mio cuore trattato con eparina.
Non riesco ad arrestarlo
E ora mentre mi inonda
fino alle lacrime,
lascerò che il cuore s’ingrossi d’un paio di chili
.
.
.
.
.
.
.
.
bang!Un solo colpo...investito e infarcito di candore e meraviglia.
E' stato proprio così.
Impressione soggettiva ed emotiva su:
regia: Aleksandr Sokurov
titolo: Madre e figlio 
1997

categoria : alessandro, cinèma
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scrive Sludgefeast alle ore 21:42
giovedì, 15 giugno 2006

Strascichii e colpi di coda sono gli stimoli che tipicamente ci hanno permesso di scivolare nella folla. Mai provata davvero una grossa soddisfazione nel passeggiare per il bel mondo, nell'osservare quello zibaldone di individui inservibili e irrecuperabili ciondolare alla porta di un bar figo. La vischiosità di certi ambienti mi ha sempre preoccupato, per così dire.. non è un problema, non adesso. Siamo ancora vivi. scampati a questo marasma illogico. Sopravvissuti e allacciati, sul punto di trapuntare autonomamente una nuova rete di salvataggio da tutto ciò che vi è di comune. Il nostro intento è quello di trascinarvi nel sogno, rendervi complici di un sistema di idee, di un'eterogeneità di colori per diversificare il vostro animo e disegnare fumosi cerchi concentrici su ciò che vi aspetta di più esaltante. Cosciente di aver trapiantato i miei sentori in una parte della vostra concentrazione, attendo un vostro contraccolpo.


categoria : parole, claudio giacomo
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scrive jeffreylpierce alle ore 17:46
giovedì, 15 giugno 2006

A voi.

Reduce dall'aver mandato l'anima al diavolo. Sembra aver voluto decidere lui stesso la punizione, per me.

Far altro da subito osservare studiare l'evoluzione dei fenomeni. Capirci qualcosa è lecito, viste le condizioni sotto le quali il tempo mi concede a volte espressioni di assoluta calma e serenità. Il panico non è padrone di me per fortuna e per mia grazia, ma a volte mi sottometto a scompensamenti. Da un paio di giornate. E anche prima.

Non dovrei essere qui adesso, ma una voce amica e terribilmente lontana mi ha risuonato tutta la notte, non un quattro-quarti, turbando il mio risveglio e il resto del tempo antecedente ad ora. Ho armato la valigia senza dir nulla, ho cose da fare, e dinanzi alla porta ho fatto piano per non urtare le curiosità. Mi sarei sentito terribilmente distaccato e stranito, non è mio fare, ma ultimamente riconosco poche cose di me che io ricordi e soprattutto non conosco il resto...un esilio il mio, un esilio.

"...Mi sembra di sparire
di diventare immateriale
ma guardandomi intorno
penso che non è un male..."


categoria : parole, claudio
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scrive vietnamblues alle ore 23:18
mercoledì, 14 giugno 2006

Conseguente il cocente sconforto che origina [con una certa frequenza oramai] innumer-evol-i talenti trasognanti e così davvero distaccati da tutto ciò che “ci E’ intorno a questo mondo”, non possiamo far altro che ritirarci in profondissime spire obscure a occultare ciò che di più traviato e meno confortante v’è in ognuno di NOI facenti parte, componenti.

qui di fila ne troverete nome e inclinazione:

alessandroanzelmo<chitarrevoci

claudiomasaracchia<chitarrevoci

claudiocollica<batteria

Ristretto gruppo di persone, per qualche motivo spregevoli e poco piacenti, che lasciano continuamente a brasare la loro gioventù, ostentando doti e conoscenze di cui essi stessi fanno continuamente breccia nei loro modi di apparire e di presentarsi al benevolo et generosissimo pubblico ascoltatore della provincia.

Ebbene, costoro rappresentano speranza d’infima stoffa e infinita infingardaggine, ma ai tempi che corrono, gocciolanti tregue d’incorruttibilità, non si poteva chiedere davvero altro.

Come, dunque, di forza che si innalza e di subito arresto, sentiamo noi di inserire un tremore nell’ in-cantato muoversi delle membra agitate da scosse convulse, che scuotono e catturano e che nel mondo abbiamo imparato chiamarsi sonorità, musiche…

Nel trebbiare i vostri ascolti, in realtà c’è l’intento non solo di volervi coinvolgere nella traversìa, ma soprattutto e purtroppo in una traversata, compiuta unicamente a favore d’uno spirito assoluto ed incontaminato che non v’inganni nel sentire, e che siamo certi possedete.

Nessuno di noi è felice d’adombrarsi nel dubbio di un’onnipresente e onnipossente constatazione del mondo, nella decadente omocromia dei nostri occhi dinanzi a così tanti sconvolgimenti…nonostante tutto ci sentiamo braccati dalla vita. OBBLIGATI.

grazie del prezioso uso fatto fin qui della vostra vista e del vostro pensiero, generosamente prestatisi a leggere e cercare di comprendere questo scritto…

FINE

 


categoria : alessandro, ran
commenti (2)