Animal Collective - Here Comes The Indian (2003)

Sto assimilando questo disco. Un circuito di emozioni rumorose e visioni acciecanti. Ascoltando una cosa così ci si sente davvero dentro l'arte di tutto ciò che è indipendente.. Ci si sente come vernice schizzata su tela, come parti di un tutto splendido da contemplare. Il primo pezzo"native belle" è uno statico gruppo di lavoratori di strada che forano l'asfalto. Al loro comando il pianista pazzo, sembra non curarsi del voluminoso e sublime divario che si crea nella tessitura delicatissima del brano.. "Hey light" è un mix esplosivo di rock'n'roll, danze tribali e bande in festa. Le vostre orecchie apprezzeranno tutto questo caos ve l'assicuro.. Oltre al caos creato dal brano in sè, la voce distorta regna senza pietà su tutti gli strumenti per uscir di scena a un minuto dalla fine..uscir di scena e lasciare il posto a un coro di indigeni che ballano attorno al fuoco..una scena che avevo già sognato ascoltando i residents qualche tempo fa. La vicinanza con i residents si fa ancora più vicina con "Infant Dressing Table".. tremolanti atmosfere, cori ingenui ma psicopatici allo stesso tempo. Una caricata ricorda la furia del Bregovic di Underground e poi il finale tiratissimo, molto lungo.. sofferto tra cigolii, urla di feedback, voci cacophoniche elettronicamente modificate e rimodellate. "Panic" è un adorabile e psichedelica traccia irriverente che sfrutta costantemente il forte e il piano.. timidi chitarristi pronunciano qualche accordo ma il ritornello è così forte e potente, coinvolgente che prende a martellate l'ascoltatore; lo fa rimanere in totale simbiosi con la voce. Più avanti ci si spinge più il disco si ammala: in "Two sails on a sound" il primo minuto è un rifiuto sincero e deciso della melodia. Sentirete urla disumane e strumenti detonati.. poi uno sprazzo di note, salti festosi come all'inizio.. e poi? poi una stanza vuota, piena di ubriachi che battono le mani, intona con una cadenza lentissima canti melanconici destinati a morire nel buio. Destinati a morire in "Slippi" sommersi dalla polvere di una soffitta dove sono state raccontate storie spaventose, dove sono stati consumati amori tra vittime decadenti, piene di ferite ancora sanguinanti.. Salme guidate alla fine da un angelo dall'angelica voce femminile. E' incredibile il livello di paranoia che riescono a raggiungere in questo pezzo. E' maestoso, funereo, dolcissimo. "Too soon" è il saluto finale.. Sperimentalismo a fettine. Wha wha scatenati, orgasmico disordine, i timidi chitarristi.. i singhiozzi degli ubriachi.. voci rimbalzanti. Consiglio vivamente questo disco a tutti coloro che hanno apprezzato i movimenti sonori di Royal Trux, Einsturzende Neubauten, Residents, art of noise ed altri.. ma lo consiglio anche a tutti coloro che credono che musica sia uguale a tecnica. Questo disco è l'antitesi. Questo disco è LIBERO.
Il mio voto: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

Ran! & il simpatico Steve Shelley.. : )))) la foto più bella della mia vita.