scrive vietnamblues alle ore 00:10
venerdì, 14 marzo 2008

MARLENE KUNTZ - TEATRO CIAK - Milano  lunedì 10 marzo 2008

IO suppongo sia molto più probabile rivedere in un live show (televisivo o in carne sangue e ossa) quelle belle scarpe bianco\italiane piuttosto che la copia, che sappiamo suonata davvero bene, di una diavoletto mentre viene costretta sul cabinet di una testata a valvole. Questo è primissimo sentore di ciò che appare quando, intorno alle 9 di sera, si dissolve la nebbia nella sala del teatro quasi risucchiata dall'ansia della gente accorsa numerosa e  dall'animarsi sincrono delle tende che velavano la scena; si fa strada nell'inquadratura una sagoma che è quella perfettamente smilza di Cristiano Godano. La novità credo sia rappresentata dall'assenza di esagitazione...La sorpresa sta nel profilarsi di una chitarra acustica stretta come un figlio fra le braccia e lo snodarsi serpentesco delle due figure intorno ad uno sgabello; neppure il più  microsoundcheck da palco disturba le pose dei musicisti che poco a poco mi \ ci vengono presentati da una voce che introce già da qualche minuto un tratto de la vera vita di sebastian knight: gli altri sono


Luca Saporidi contra\basso\elettrico/cori

Riccardo Tesio chitarre elettriche

Luca Bergia batteria\cori

David Arneodo piano\violino/cori

E' stato d'animo questo rinsaldare di accordi acustici il ritmo e l'ipnosi di UNO dei più bei pezzi di UNO il loro nuovo album, che a me, in definitiva, non è piaciuto. Ciclicamente si ha la sensazione di restare invischiati in storie ancora morbose come ai tempi del bellissimo Ho ucciso paranoia, ma via via che scorrono musa, fantasmi, 111, canzone ecologica, negli abissi fra i palpiti, ... , uno si ode netto lo stridere con(tro) le vecchie (s)composizioni delle nuove. E così che finiscono col violentare pezzi come ineluttabile, l'esangue deborah, noutando nell'aria che, neanche troppo tempo fa, fecero e fanno palpitare. Molto più tollerabili al nuovo i pezzi degli utlimi 7 (sette) [seven] album: estratti da Che cosa vedi, Serrande alzate stupendamente eseguita pensando al figlioletto di Cristiano, La canzone che scrivo per te, tutta in italiano passando per Notte, e un'intima Schiele, lei, me da Senza peso, continuando ad inoltrarsi sempre in questa troposfera di narrativa romantica d'autore in Amen e Bellezza da Bianco Sporco approdando poi nelle più recenti ideazioni delle cover di una vorticosa Impressioni di settembre della PFM e della preziosa Siberia dei Diaframma. Cristiano, Riccardo e Luca sanno bene che i loro ultimi quindici anni di vita hanno prodotto una parabola unica nella storia del rock in questo paese e, nel frattempo, certi di aver fatto davvero piacere alle centinaia di persone presenti al Ciak - fabbrica del vapore di Milano, salutano calorosamente la gente che li applaude in piedi dopo la terza uscita dei 5 musicisti e più di due ore di gustoso concerto.


categoria : parole, visioni, on the road, ascolti, alessandro
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scrive Sludgefeast alle ore 23:04
giovedì, 13 marzo 2008

Palermo, teatro metropolitan 11 / 03 / 08   Reduce!

Line Up: Giovanni Lindo Ferretti, Lorenzo Esposito Fornasari, Raffaele Pinelli, Ezio Bonicelli

Reduce, ma di sicuro non fiacco, Giovanni Lindo Ferretti era proprio come me lo aspettavo.. forse meglio. Una persona estremamente capace di spremere il cuore fino a farne uscire le parole. E' la prima volta in assoluto che lo vedo dal vivo. La sua dialettica oggi come anche nel passato, testimoniato da dischi svariatissimi, è  impareggiabile nel far provare emozioni e brividi di autentica imprevedibilità. La voce secca e sincera, gli stivali, il punk, la verve minimale di un genio. Il contesto è molto intimo: organetto e violino performano canzoni come il mondo, cupe vampe, and the radio plays, amandoti etc etc.  Un tuffo nei miei ascolti primordiali.. i toni comunque abbastanza tranquilli (dato che la batteria, il basso e le tastiere erano solo mimate) creano un che di particolare, un valore aggiunto.  Certo,  danno da pensare a quanto sarebbe stato bello vedere un concerto dei CSI (in un contesto decisamente più rock) ma non posso dire che siano deludenti. Giochi di loop machine qua e là permettono di distinguere molte più parti di quelle che i musicisti possono contemporaneamente suonare e sale un mix di feedback che fa immaginare la presenza di un fretless e di una batteria in lo-fi su cui poter stendere le voci, i cori, il violino e l'organetto . Lorenzo Esposito Fornasari affianca Ferretti cantando a mò di Demetrio Stratos.. Forse uno dei modi più folli e affascinanti di concepire la voce umana se considerato insieme alla poesia di Ferretti.

Per i fedeli lo spettacolo è ok. 


categoria : parole, visioni, claudio giacomo
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