scrive Sludgefeast alle ore 17:18
domenica, 01 febbraio 2009

John De Leo - Vago Svenendo
"
Essere franco e fausto ogni giorgio.. provare a farlo giorgio dopo giorgio.." John De Leo sfodera le potenzialità incredibili del suo percorso artistico in solitaria. Il disco in questione contiene musica di alto livello e difficilmente riesce ad annoiare visto l' impeccabile sodalizio tra i generi che contiene: PopRock Classica Jazz Songwriting Elettronica. Non si tratta solo di una questione tecnica ma di come la tecnica si è tradotta in buone idee. Questo accade assai raramente però è di sicuro quello che si è verificato giovedì 29 gennaio al ccp agricantus quando la voce di John De Leo e la chitarra di Fabrizio Tarroni facevano l'amore con la figlia del dottore. Ciò che infatti sto scrivendo è un report live corredato da un parere sul disco. Tarroni è un chitarrista molto bravo ed intelligente: non c'erano mai parti "scoperte" in cui la mancanza di basso batteria e seconda chitarra si sentiva particolarmente.. sapeva spuntare un pò di più al momento giusto e le ritmiche erano anche molto interessanti.. La voce costruiva delle piramidi: atmosfera torbida all'inizio e picchi, urli,  disagi nei finali delle canzoni che si risolvevano spesso in loopmachine su cui si arrampicavano Armonica Basso Flauto immaginari. Chi non ha mai ascoltato le sue corde vocali è bene che lo faccia prima dal vivo: credo sia un'esperienza unica per imparare oggi, nel 2009, cosa dovrebbe essere la voce e come dovrebbe essere fatta una "canzone popolare"  per meritare la  rispettabilità che in qualche modo sta perdendo. Stiamo svanendo.. dice Vago Svenendo. Sensazioni spalmate sulle tracce più melodiche del disco stanno proprio a dire questo. Pezzi come "tilt" e "bambino marrone" sottolineano la voglia di tornare indietro nel tempo la voglia di correre per la città senza avere molta consapevolezza di dove si stia andando; sono frivoli, positivi RAGGIANTI. Ci sono pezzi come "vago svanendo" l'uomo che continua" dove si scatta una foto alla maturità raggiunta ancora una volta con il sorriso.. Poi ci sono pezzi come "Le chien et le flacon" o "Big Stuff"; sebbene live siano presentati con una vena molto divertente e buffa (grazie alla poliedricità vocale di John De Leo) nel disco suonano un tantino meno spensierati e sembrano quasi dire che la maturità è un mix di sentimento, saggezza e malinconia.. un mix che appunto è meglio raggiungere alla fine. In modo abbastanza imprevedibile il sarcasmo ha la meglio su questo coacervo di domande e paranoia grazie a "Sinner" ma questo non voglio raccontarvelo.

il mio voto  1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

categoria : recensioni, visioni, claudio giacomo
commenti (1)

scrive Sludgefeast alle ore 10:52
mercoledì, 24 settembre 2008

Supreme Dicks - the emotional plague (1996)

Non so chi ha detto che la musica si ferma agli anni 80..ma si sbagliava di grosso e questo disco ne è la prova. Uno stile sottile ma maniacalmente definito anche nei contorni.. soprattutto nei contorni anzi.. gli arpeggi sono il fulcro della loro musica che sta in piedi in modo ben saldo e non presenta davvero alcun limite.. a volte non c'è nemmeno un tempo di batteria.. solo sfere che levitano in una stanza. sembra di sognare o almeno di assistere alla ricostituzione atomica dei velvet underground.. è un disco bellissimo che incarna completamente la visione moderna del suonare la chitarra.

il mio voto:  1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


categoria : recensioni, ascolti, claudio giacomo
commenti (2)

scrive Sludgefeast alle ore 09:15
martedì, 08 luglio 2008

LOMBROSO - Lombroso (2004)

Non li avevo mai ascoltati ma adesso devo dire che hanno una bellissima personalità.
La forma canzone di ogni pezzo è piacevole e ben concertata tra strumentale e liriche.
Mi piacerebbe molto vederli dal vivo. Il suono di chitarra di Dario Ciffo è impeccabile.. semplice ed incisivo. Anche la batteria è suonata bene. Sono un gruppo che decisamente suona picchiando come si deve..seguendo spesso dei bit molto precisi. 
Ad alcuni potrebbe sembrare che questa carica non si rifletta abbastanza nei testi.
In effetti questi a mio personale e contestabile parere sembrano qualitativamente distanti dalla musica. La melodia della voce invece è ok.. nuota molto bene tra coretti anni 60, canzone italiana, mondi liquidi e spensierati spesso gridati contro il vento come nel video di "credi veramente di conoscermi". Un look molto dandy per questi due gentiluomini della musica alternativa italiana. Consiglio questo disco a tutti quelli che prendono la macchina per spostarsi in una località di mare e si lasciano prendere dall'esaurimento nervoso per le code. I Lombroso mettono il sorriso.. perciò buon ascolto

il mio voto
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

categoria : ascolti, claudio giacomo
commenti (1)

scrive Sludgefeast alle ore 23:04
giovedì, 13 marzo 2008

Palermo, teatro metropolitan 11 / 03 / 08   Reduce!

Line Up: Giovanni Lindo Ferretti, Lorenzo Esposito Fornasari, Raffaele Pinelli, Ezio Bonicelli

Reduce, ma di sicuro non fiacco, Giovanni Lindo Ferretti era proprio come me lo aspettavo.. forse meglio. Una persona estremamente capace di spremere il cuore fino a farne uscire le parole. E' la prima volta in assoluto che lo vedo dal vivo. La sua dialettica oggi come anche nel passato, testimoniato da dischi svariatissimi, è  impareggiabile nel far provare emozioni e brividi di autentica imprevedibilità. La voce secca e sincera, gli stivali, il punk, la verve minimale di un genio. Il contesto è molto intimo: organetto e violino performano canzoni come il mondo, cupe vampe, and the radio plays, amandoti etc etc.  Un tuffo nei miei ascolti primordiali.. i toni comunque abbastanza tranquilli (dato che la batteria, il basso e le tastiere erano solo mimate) creano un che di particolare, un valore aggiunto.  Certo,  danno da pensare a quanto sarebbe stato bello vedere un concerto dei CSI (in un contesto decisamente più rock) ma non posso dire che siano deludenti. Giochi di loop machine qua e là permettono di distinguere molte più parti di quelle che i musicisti possono contemporaneamente suonare e sale un mix di feedback che fa immaginare la presenza di un fretless e di una batteria in lo-fi su cui poter stendere le voci, i cori, il violino e l'organetto . Lorenzo Esposito Fornasari affianca Ferretti cantando a mò di Demetrio Stratos.. Forse uno dei modi più folli e affascinanti di concepire la voce umana se considerato insieme alla poesia di Ferretti.

Per i fedeli lo spettacolo è ok. 


categoria : parole, visioni, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 21:29
venerdì, 15 febbraio 2008

Neutral Milk Hotel on stage..


categoria : visioni, ascolti, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 01:15
giovedì, 14 febbraio 2008

Concedetemi una sola parola per questo disco...

 

 

 

 

 

 

 

 

STUPENDOlo giuro...


categoria : recensioni, ascolti, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 01:04
domenica, 10 febbraio 2008

Nico - The Marble Index (1969)
Un disco di Nico è come sempre un muro bianco e titanico alto migliaia di metri. "Ari's song", non ho mai sentito una voce femminile così ispirata ed ispira-nte. The marble index è permeato di atmosfere labirintiche in cui i cantati geometrici si disperono riverberati senza soluzione di continuità. Voce come strumento. Mi piacerebbe fosse così anche oggi, ma nessuno riesce così come Nico. No.. lei è come se liberasse le sue parole dall'alto con un fatalismo che sembra riflettere una profonda attenzione verso la cultura orientale. In "Evening of light" si può ascoltare una riuscitissima progressione da un suono ben definito alla sporcizia totale che lo sovrasta e distrugge il violino sulla coda.. progressione che sotto certe prospettive riguarda tutti noi. Quando iniziamo un quaderno siamo sempre attenti alla scrittura.. chi è così attento in seguito? "Facing the wind" parte già assolutamente ubriaca.. con un suono molto ambulance..  frammenti di melodia tenuta su praticamente solo da voce e piano, tutto il resto è dissonanza... in questo pezzo chi vorrà potrà cercare di ascoltare solo la parte dissonante o solo quella melodica... ma premetto che è molto difficile. "Frozen warnings" come il cielo che si riapre dopo la pioggia torrenziale.. è molto freak... un pezzo da ascoltare all'aria aperta tra gli scoiattoli e le spighe di grano; gloria passo dopo  passo verso l'orizzonte.
"Julius Caesar (memento hodie)" mi sembra il pezzo più fascinoso del disco proprio perchè il meno comprensibile.. non per il grado di cacofonia ma solo per la sua stabilità inspiegabile.. Le frasi di Nico vibrano recitano una litania snervante ma sublime! "Lawns of down" è un colosso sperimentale farcito fino a scoppiare di spiritelli che sbucano fuori da ogni angolo del mix.. "Nibelungen" : due minuti e quaranta di voce e in questo caso... non si poteva chiedere nulla di meglio. "Roses in the snow" fa accapponare la pelle.. è come un continuo chiedersi: è giusto o sbagliato? l'atmosfera in questo come in tutti gli altri pezzi è molto personale e profonda. Consiglio assolutamente questo disco a tutti coloro che sono profondamente convinti dell'esistenza del pentimento, della conversione, del destino, della fede, della fiducia in qualcosa che non è necessariamente materiale ma di cui avvertiamo il calore.
Il mio voto:  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10

categoria : recensioni, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 02:37
martedì, 16 ottobre 2007

Il labirinto del fauno (2006) Guillermo Del Toro
Non sono un appassionato nè un grande esperto di fantasy.
Ma non posso negarlo..questo film mi ha colpito.. era da molto che non ne individuavo uno realizzato con tanta purezza. Troppe scene mi hanno dato da pensare a quanto bello sarebbe vivere con la magia al nostro fianco, per esorcizzare quelle figure maligne che ci rendono impura la realtà che vogliamo. E' un film che gioca molto sul concetto del debole e del potente. Nel palcoscenico v'è la fame di "quelli della montagna" aiutati da Mercedes, serva del grande nemico, un'infiltrata donna coraggiosa che per amore rischia la sua stessa vita. Il personaggio più grottesco senza dubbio il capitano: gran militare megalomane dagli stivali lucidi.. è il cattivo per eccellenza.. uccide uomini senza provare disgusto... Il personaggio più dolce è invece Ofelia.. la protagonista, principessa di un regno lunare che sognava di essere umana. Innocente vittima degli eventi.. non accetta l'unione della splendida madre con un uomo così viscido e castrato.  Le viene illustrata da un fauno la possibilità di tornare al regno paterno, ma prima dovrà superare tre difficili prove.. La raffinatezza contraddistingue la pellicola.. il fascino sprizza un pò ovunque, generato da una bella combinazione di idee e colori.. è puro ma non esattamente un film per bambini. Il regista sfrutta la figura del bambino come un filtro da metter davanti ai nostri occhi: per conservarci innocenti, per svelarci un segreto: se ci troviamo da soli, aprendo un libro colmo di pagine bianche, possiamo leggere il futuro con chiarezza.


categoria : cinèma, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 20:53
lunedì, 16 luglio 2007

Il rumore più lacerante..

Buon ascolto gente. Provateci anche a casa se volete.


categoria : visioni, ascolti, claudio giacomo
commenti (1)

scrive Sludgefeast alle ore 15:54
sabato, 14 luglio 2007

miavagadilania - sei nata EP

E' il caso di un disco intenso suonato con una forte ottica all'arrangiamento che dà vita a canzoni via via più intimiste e riflessive. Meglio ancora, Esistenziali. L' unicità del disco è, per l'appunto, piacevole conseguenza della maturità delle composizioni. Quest'ultime sono attentamente ordinate ma fortunatamente lontane dallo scimmiottamento di uno stereotipo; progettate ed eseguite con classe. Un altro punto forte è l'approccio minimale ed elegante con cui le note si susseguono e si dispongono nel tutto. Si inizia con un interessante intro strumentale dai suoni cristallini e bagnati di ritardo che si evolve in inviolati campi sonici. E' poi la volta di sei nata: una ballad dal tessuto pregiato, farcita di sentimenti provati e non più esternati. Sembra infatti una confessione alla finestra, tanto spirituale quanto malinconica, che batte su un ostacolo e cerca in modo forsennato di smaterializzarsi per superarlo. Il suono è fortemente caratterizzato dall'unione amorevole e straordinaria delle parti di chitarra, perfettamente coerente con l'atmosfera creata dal lucido confidarsi di Claudio. Larva è uno dei pezzi più melodici e di immediata presa, particolarmente apprezzabile per il testo da interpretare nel modo più largo possibile come il nostro duplicare le percezioni e decidere se direzionare l'animo verso atteggiamenti di buona o cattiva strada. Un grande arrangiamento è quello de l'aria più brillante in cui un urlo al megafono richiama ancora una volta l'importanza delle scelte e la voglia di fare ciò che l'istinto suggerisce. Il ritornello è un sognante vibrare di falsetto e accordi arpeggiati, ironicamente esortativo, che termina sospeso. Poi tuona una bellissima parte accesa che recita delle liriche geniali, apoteosi del pezzo: <<.... presto lasciami libera via il mio nero senso tattile che avvampava il dolore di non essere suicida; interdetta l'anima che ha troppe sacche di viltà o amore....>>. I miei occhi in fumo è un energico pezzo con sonorità affiancabili per certi versi ai grandi marlene, melodicamente incanalato verso una piazza scura nella quale si staziona per pochi secondi, riaprendo dapprima con un crescendo, poi con il principio. Il viaggio tra i suoni dei miavagadilania termina con precipite, un brano meravigliosamente decandente che si srotola fiero con intrecci sinistri e un finale d'ambientazione ampia, cascata di colori porpora. Il lavoro nel suo complesso si lascia apprezzare in vari modi: ci si rispecchia tanto nelle storie quanto nella musica; questo è un dettaglio molto importante che molti gruppi perdono di vista sebbene sia considerato da molti un ottimo traguardo. Con questo concludo e vi auguro un buon ascolto. Claudio Masaracchia

il mio voto: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

 


categoria : recensioni, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 14:56
sabato, 05 maggio 2007

Dadamah - This is not a dream  (1992)  

Un'entità allo stato liquido..così mi sembra lecito definire questo ibrido sonoro. I dadamah hanno racchiuso in esso, con estrema attenzione, spunti macabri e fortemente esistenziali tipici del new/wave, e  richiami alle ambientazioni larghe, elettroniche. Due voci si rincorrono per l'intera durata del disco: parla lo zombie ed echeggia in lontananza il responso della donna, a volte in reverse. Ho molto apprezzato la chitarra che mi ricorda tanto la mancanza di regole assolute dei velvet underground.. (d'altro canto.. chi non li ricorda..) in molti pezzi c'è su un chorus stonato perfettamente in sintonia col dare i numeri degli altri strumenti. I momenti solitari della donna sono spesso magici e sovrappongono alla base strumentale un telo etnico: accompagnano l'invocazione di spiriti, che appaiono al ritmo dei bassi pulsanti, paranoici..

Si ritrovano svegli dopo migliaia di anni e ballano scatenati per non deludere la seppur ristretta folla di comuni mortali.. che strillano più di Diamanda Galas, che strillano come mai hanno strillato. Orrida è l'atmosfera che sembra prevalere ma con una grande classe ed un'innata capacità di produrre RUMORE. semplicemente stupendi.

Il mio voto 1  2  3  4  5  6  7  8  9  10


categoria : recensioni, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 23:52
lunedì, 16 aprile 2007

In pace rotolo
Come un cane randagio nella strada
 Fiuto il bello d'ogni aria che sinuosa m' accarezza
Dormendo dolce col capo sul braccio
 
Quando invece è battaglia
Vibra il polmone come spastico
Miseri noi che combattiamo
Con le forze della pazzia
 
E' una strana coincidenza che fugge
Via in un lampo lei meschina
Ti torce il collo in amnesia
e ti risveglia con la guerra
 
Faccio un verso all'imbrunire
Voto il buio nella tenda
e il silenzo ad appassire
con i miei migliori anni

categoria : parole, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 16:48
venerdì, 30 marzo 2007

Il vizietto.. hahahahahaha


categoria : on the road, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 21:54
giovedì, 08 marzo 2007

Velluto blu (1986)
è un capolavoro
Lynchano.
E' il rifugio
perverso
di chi
ama
al buio
per far
male
di chi 
sceglie
il lato
oscuro 
in ogni
situazione.
E' un ritratto
del mondo
malato,
lussurioso
illogico.
Come
il pettirosso
con l'insetto
in bocca..

categoria : cinèma, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 21:41
giovedì, 22 febbraio 2007

Sono già nel mondo dei sogni..
Per l'esattezza mi trovo ad una di quelle feste americane, nel giardino di una grande abitazione colma di tegole, punch, palloncini, invitati e tacchino anch'esso. Noi ospiti dell'evento odierno siamo tutti dritti in piedi, sognanti, con lo sguardo rivolto al palco in cui i Fugazi stanno suonando Life and Limb. Ogni singolo spillo d'erba in  quel giardino dondola a tempo e batte le mani. Il sole, sorridendo con intriganti occhiali scuri ci punta il suo pollicione. E' lì che vorrei trovarmi;
con i pantaloni a sigaretta e i capelli strani ad urlare osservando il palco vibrare di decibel sani.. una scarica sonora assordante ma che non scorderei per il resto dei miei giorni. I potenti feedback sono liberi di sovrapporsi e amoreggiare nel vivaio, tra gli invitati che non si trovano vicino al palco..
che ubriachi fradici guardano il sole stupiti della sua dimensione contenuta..

Questa è l' America    ----------> http://www.youtube.com/watch?v=lsyxr_-prp8


categoria : parole, on the road, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 11:15
giovedì, 22 febbraio 2007

Jolene - The White Stripes

Jolene jolene jolene jolene
I'm begging of you, please don't take my man
jolene jolene jolene jolene
please don't take him even though you can
your beauty is beyond compare
with flaming locks of auburn hair
with ivory skin
and eyes of emerald green
your smile is like a breath of spring
your voice is soft like summer rain
I cannot compete with you jolene
and he talks about you in his sleep
and there is nothing I can do to keep
from crying when he calls your name, jolene
jolene jolene jolene jolene
I'm begging of you please don't take my man
jolene jolene jolene jolene
please don't take him even though you can
well I can easily understand
how you can easily take my man
but you don't know what he means to me jolene
well you could have your choice of men
but I could never love again
he's the only one for me jolene
and I had to had to have this talk with you
my happiness depends on you
and whatever you decide to do jolene
jolene jolene jolene jolene
I'm begging of you please don't take my man
jolene jolene jolene jolene
please don't take him even though you can


categoria : on the road, ascolti, claudio giacomo
commenti

scrive vietnamblues alle ore 12:01
sabato, 10 febbraio 2007

madre della terra che goduria...

categoria : alessandro, claudio, ran , claudio giacomo
commenti (4)

scrive Sludgefeast alle ore 15:05
martedì, 23 gennaio 2007

 

Ogni cosa nei capolavori di Ciprì e Maresco ha un significato intrinseco.
Le squallide ambientazioni.. scenari naturali del degrado..
I lunghi silenzi che sottolineano l'indecisione dell'uomo..
(la sua incapacità o la sua poca voglia di prendere decisioni)
la sua timidezza nel rapportarsi con altri individui..
la tenerezza dell'ignoranza.. della dimenticata semplicità.
I soggetti che vengono via via osservati dalla cinepresa
sono privi di qualsiasi falsità o ipocrisia.. amaramente sinceri.
Si ritrovano a comunicare spesso dei disagi
con i mezzi più comuni e fisiologici ( rutti, peti, balbuzie e maluparole)
e questo a sottolineare il nostro attaccamento all' origine.
Un'origine lontana che oggi tutti vogliono offuscare.
Io mi schiero con chi vuole far luce sull'origine.. sulla nostra essenza,
perciò sento di dover ringraziare profondamente personaggi come:
Pietro Giordano, il sig. Tirone, il sig. Paviglianiti,
il terribile Rocco cane, il testimone di fede Filangeri, Cirrincione
e ovviamente le geniali menti di questi due registi.
Cinico TV è una finestra su ciò che è rimasto di vero nel mondo:
Il nostro essere così umani da non farci più nemmeno caso.
 
 

categoria : visioni, cinèma, claudio giacomo
commenti (3)

scrive Sludgefeast alle ore 00:08
martedì, 26 dicembre 2006


categoria : cinèma, claudio giacomo
commenti (3)

scrive Sludgefeast alle ore 18:00
martedì, 19 dicembre 2006

Animal Collective - Here Comes The Indian (2003)

Sto assimilando questo disco. Un circuito di emozioni rumorose e visioni acciecanti. Ascoltando una cosa così ci si sente davvero dentro l'arte di tutto ciò che è indipendente.. Ci si sente come vernice schizzata su tela, come parti di un tutto splendido da contemplare.  Il primo pezzo"native belle" è uno statico gruppo di lavoratori di strada che forano l'asfalto. Al loro comando il pianista pazzo, sembra non curarsi del voluminoso e sublime divario che si crea nella tessitura delicatissima del brano.. "Hey light" è un mix esplosivo di rock'n'roll, danze tribali e bande in festa. Le vostre orecchie apprezzeranno tutto questo caos ve l'assicuro.. Oltre al caos creato dal brano in sè, la voce distorta regna senza pietà su tutti gli strumenti per uscir di scena a un minuto dalla fine..uscir di scena e lasciare il posto a un coro di indigeni che ballano attorno al fuoco..una scena che avevo già sognato ascoltando i residents qualche tempo fa. La vicinanza con i residents si fa ancora più vicina con "Infant Dressing Table".. tremolanti atmosfere, cori ingenui ma psicopatici allo stesso tempo. Una caricata ricorda la furia del Bregovic di Underground e poi il finale tiratissimo, molto lungo.. sofferto tra cigolii, urla di feedback, voci cacophoniche elettronicamente modificate e rimodellate. "Panic" è un adorabile e psichedelica traccia irriverente che sfrutta costantemente il forte e il piano.. timidi chitarristi pronunciano qualche accordo ma il ritornello è così forte e potente, coinvolgente che prende a martellate l'ascoltatore; lo fa rimanere in totale simbiosi con la voce. Più avanti ci si spinge più il disco si ammala: in "Two sails on a sound"  il primo minuto è un rifiuto sincero e deciso della melodia. Sentirete urla disumane e strumenti detonati.. poi uno sprazzo di note, salti festosi come all'inizio.. e poi? poi una stanza vuota, piena di ubriachi che battono le mani, intona con una cadenza lentissima canti melanconici destinati a morire nel buio. Destinati a morire in "Slippi"  sommersi dalla polvere di una soffitta dove sono state raccontate storie spaventose, dove sono stati consumati amori tra vittime decadenti, piene di ferite ancora sanguinanti.. Salme guidate alla fine da un angelo dall'angelica voce femminile. E' incredibile il livello di paranoia che riescono a raggiungere in questo pezzo. E' maestoso, funereo, dolcissimo. "Too soon" è il saluto finale.. Sperimentalismo a fettine. Wha wha scatenati, orgasmico disordine, i timidi chitarristi.. i singhiozzi degli ubriachi.. voci rimbalzanti. Consiglio vivamente  questo disco a tutti coloro che hanno apprezzato i movimenti sonori di Royal Trux,  Einsturzende Neubauten, Residents, art of noise ed altri.. ma lo consiglio anche a tutti coloro che credono che musica sia uguale a tecnica. Questo disco è l'antitesi. Questo disco è LIBERO.

Il mio voto: 1  2  3  4  5  6  7  8  9  10


categoria : recensioni, claudio giacomo
commenti (1)

scrive Sludgefeast alle ore 21:48
mercoledì, 06 dicembre 2006

Ran! & il simpatico Steve Shelley..  : ))))   la foto più bella della mia vita.


categoria : visioni, ran , claudio giacomo
commenti (1)

scrive Sludgefeast alle ore 16:22
giovedì, 30 novembre 2006

 Esplosione di colori, danze, musiche, situazioni grottesche, amori impossibili, truffe e molto altro.. tutto questo ribolle nel calderone di Emir Kusturica.

Lui, da burattinaio, si diverte a costruire scene originali e mai scontate.. ti fa conoscere tutti i personaggi in maniera graduale così da inchiodarti allo schermo senza mollarlo un attimo..

Grga Pitic è fondamentale.. E' un personaggio chiave: l'attore proprio un tipo fuori dal comune.. spero di incontrarlo per strada un giorno e complimentarmi per gli okkiali che indossava nel film..ma non solo per quelli, anche per il suo improbabile mezzo di trasporto e la sua psichedelica dentatura.

Buona visione

 


categoria : visioni, cinèma, claudio giacomo
commenti (2)

scrive Sludgefeast alle ore 17:39
giovedì, 09 novembre 2006

 

Non sono riuscito a resistere..


categoria : visioni, ascolti, claudio giacomo
commenti (1)

scrive Sludgefeast alle ore 18:22
martedì, 07 novembre 2006

Freak scene  Dinosaur jr

Seen enough to eye you
But i've seen to much to try you
It's always weirdness while you
Dig it much too much to fry you
The weirdness flows between us
Anyone can tell to see us
Freak scene just can't believe us
Why can't it just be cool and free us?

Seen enough to eye you
But i've seen to much to try you
It's always weirdness while you
Dig it much too much to fry you
The weirdness flows between us
Anyone can tell to see us
Freak scene just can't believe us
Why can't it just be cool and leave us?

It's so fucked i can't believe it
If there's a way i wish we'd see it
How could it work just can't conceive it
Oh what a mess it's just to leave it

Sometimes i don't thrill you
Sometimes i think i'll kill you
Just don't let me fuck up will you
'cause when i need a friend it's still you

What a mess

 


categoria : parole, on the road, claudio giacomo
commenti (1)

scrive Sludgefeast alle ore 22:45
martedì, 31 ottobre 2006

Il loro primo album è una componente fissa della musica che porto con me dappertutto. 

Non saprei come definirli.   Sicuro che sono maledettamente   "Feelright!"

 


categoria : visioni, ascolti, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 01:45
martedì, 10 ottobre 2006

Il cielo è lacerato
dentro lo stomaco
del dio sciamano
 
Il suo palmo poggia
sulla mia testa rasata
 
e mi dà la forza di
accarezzare le nuvole

categoria : parole, claudio giacomo
commenti

scrive Sludgefeast alle ore 11:00
mercoledì, 06 settembre 2006

 NIRVANA - Nevermind  (1991)

Penso non ci sia bisogno di presentazioni per questo splendido disco con cui ci siamo fatti le ossa un pò tutti. Oggi per colazione mi andava di ascoltare i Nirvana. Tra i miei vecchi cd ho trovato solo l'umplugged e..lui. ( chissà che fine hanno fatto gli altri ). I dischi dei Nirvana sono sempre qualcosa più di un disco, sono sempre così intrisi di personalità da dovunque li guardi: l'acidume delle chitarre, le pestanti ritmiche di Grohl, la voce..dilaniata e vera. Io ho sempre preferito "In Utero" a questo colosso commerciale che è "nevermind" in cui purtroppo manca un pò la dimensione noise del gruppo e si sente un pò troppo la pressione dei produttori. In ogni caso si tratta di dischi diversi che non possono essere confrontati. Nevermind non manca di suoni selvaggi e molto epidermici.. Quando ascoltai per la prima volta il cd verso i quattordici anni ricordo che rimasi incantato da "something in the way"..una litania..una confidenza..è proprio palpabile il malessere dell'autore con il quale si entra quasi in contatto, e dall'altra parte si intuisce un leggero spirito di rifiuto, rigetto per ciò che stava facendo. Davvero indimenticabili i miei anni verdi passati a forza di Nirvana, ogni canzone di questo cd mi ricorda momenti diversi, un mare di feste, il periodo del garage, allestito con grande cura, in cui passavamo almeno sette ore al giorno. La nostra tender age come direbbe Kurt. Siamo tutti stati segnati da questo gruppo che ci ha regalato gioie, corse, urla.. ci ha dato la forza della ribellione, della libera espressione. I Nirvana ci hanno fatto questo dono e credo che canzoni come "Territorial Pissing", "Lounge Act" , "Drain You", "Stay Away" ( senza toglier nulla alle altre) non vadano mai e dico mai dimenticate da noi che abbiamo appreso.. vanno più ascoltate con spirito celebrativo. Posso dire di aver fatto così stamane.. Passando accanto lo stereo ho deciso di fare una danza tribale in memoria delle origini..delle mie vere origini. Quelle da cui mi sento più derivato. La voce rauca e tremolante di Kurt Cobain adesso è forte nel mio stereo e sono felice che sia lui il sacerdote della mia insicurezza.. sono felice che sia stato lui ad avermi per così dire battezzato in questo bel mondo di casino, di chitarra... di sentimento.

Il mio voto: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


categoria : recensioni, claudio giacomo
commenti (9)

scrive Sludgefeast alle ore 22:05
domenica, 03 settembre 2006

Non ti Credo.

Non credo al tuo zompare a suon di rock'n'roll..

Ho creduto a tanti miti ma non riesco ancora a capire come mai non credo a te. Non credo ai tuoi capelli laccati, non ai tuoi occhiali, non al tuo sguardo. Ma neanche un pò. Non ti reputo un genio. Non ti reputo, forse.  Sei stato un attore e l'hai data a bere al mondo secondo me.

 

Per me il rock..lui è genio. e io sono un filo della corrente..mi incendio con la sua forza.

categoria : parole, visioni, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 17:23
domenica, 27 agosto 2006

Lieve

Luna Viola

Aurora

Junkie

Mondo Di Tasse

Musicista Contabile

La scaletta fortunata...


categoria : visioni, ran , claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 10:59
domenica, 27 agosto 2006

Ran!  26/08/06   Paceco Rock Live

Emozione ma non come paura.. un sorriso piuttosto. Ieri i nostri suoni sono usciti allo scoperto; il puzzo della sala prove ormai sembrava comprimerci. Ogni tanto un live bisogna pur farlo. L'esito è stato un "tutto bene", chi più chi meno, a causa dei triti e ritriti problemi di regia sonora sul palco. ( meglio noti come st'intrighintrighi ) tutto bene naturalmente eccetto la presentazione del gruppo fatta da quei due per darci il tempo di sistemarci sul palco.. davvero drammatico questo momento; fortuna che il pubblico era modesto viceversa avremmo potuto prendere in mano le nostre facce ed in seguito gettarle al suolo. pensateci.. come vi sentireste se qualcuno che non vi conosce per nulla parlasse di voi su un palco di fronte ad un pubblico con le orecchie tese? (Dicendo molte scemenze peraltro) va beh.. superato anche questo. Ahimè, trambusto per nulla amici, abbiamo fatto solo delle cover. I nostri pezzi sono inesorabilmente in lavorazione..speriamo che almeno il prolungato ritardo nella loro uscita sia compensato da un buon risultato finale, originale e travolgente.

Un saluto ai giusti.


categoria : on the road, ran , claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 19:03
domenica, 13 agosto 2006

CASTELBUONO (PA)     12/08/06

L'esplosione di blues più mastodontica, raffinata e duratura.. Mr. John Spencer con la sua ciurma ha allietato le mie povere orecchie traumatizzate sui 4000 Hz. Un concerto emozionante dove nulla è stato lasciato al caso: le dinamiche avevano qualcosa di magico.. la loro coordinazione era sconcertante.. ma che grandi bluesmen! allo stesso modo era incantevole il luogo in cui si è tenuta la manifestazione.

E' stato più o meno così: ci trovavamo alle radici del castello, ran-nicchiati su alcune pietre quando salgono sul palco due figure magre e sghembe.. qualche parola. qualche plettrata. partono.. da quell'istante per i nostri animi stanchi la più gradita simbiosi di eleganza sbilenca e impertinenza.. Due piacevolissime ore senza parole passate a sbirciare tutte le loro mosse e lo strano uomo lontano dal palco che toccava davvero di tutto..mixer, luci, astronavi..  TUTTO

(mah  ) 


categoria : visioni, on the road, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 16:28
giovedì, 10 agosto 2006

Hai preso la tua decisione.. ora vediamo se riesci ad imporla.


categoria : visioni, cinèma, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 16:57
martedì, 08 agosto 2006

Mattina. Aspetto il risveglio della combriccola perdendo quasi le mie squame. Mi trovo sul terrazzo della casa e sono sporco ad opera di un tavolo abbandonato che dimostra alle mie braccia il suo odio profondo tingendole di particelle minuscole simili alla sabbia di colorito cinereo. L'atmosfera è apparentemente ferma ma in realtà nulla sta fermo.. bisogna imparare a capire, ad analizzare le cose più stupide per allontanarsi dalla stessa banalità e dall'atteggiamento blasè che il 99% delle masse ha imparato per consuetudine ad adottare, Spio ogni segno di vita: il sacchetto che danza, il vento che mi accarezza e fa danzare le mollette sul filo del rasoio. Cotanta vita dinamica eppure è accompagnata da improvvisa angoscia: ci penso guardando un piccolo tavolo che ha una gamba storta ma parecchio che con una carezza di fiato puoi spazzare via; non molto dissimile dal vedere un bambino storpio. Dalla semplicità si possono tirar fuori molte altre cose.. Per questo stimo sempre di più Umberto Palazzo, magnetico e diretto. SEMPLICE e incisivo.

In più ieri abbiamo visto il sommo poeta recitare le sue nuove quattro merdate:

“c’è qualcosa dentro di me che è sbagliato e che non ha limiti.

E c’è qualcosa dentro di te che è sbagliato e ci rende simili”..MAH..

Riflettete tutti.. e aiutatemi a capire.

 


categoria : parole, on the road, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 12:30
sabato, 05 agosto 2006

SMOG - A River Ain't Too Much To Love  (2005)

Vi presento un lavoro artistico di eleganza indescrivibile. Paradiso di chitarre classiche, foresta incontaminata dalle mode del nostro tempo. Pochi come Bill Callahan alias SMOG hanno appreso e rimodellato a questi livelli la lezione di Johnny Cash.

Che voce.. una carezza morbida in ogni sua angolazione.. Un dolce rimbalzare su materassi cupi e introvabili.. Smog fa parte della cerchia di songwriters che adoro.. una personalità così ombrosa non può non affascinare..ascoltando il suo fiato e le sue curatissime note si nuota nei pensieri e si rimpiangono tutti i sogni non ancora fatti.. Sebbene tutti i pezzi dell'album siano dei piccoli capolavori certe canzoni sono oggettivamente dei colossi di delicatezza e sensibilità: "Rock Bottom Riser" è una di queste..ma anche ascoltando "in the pines" capiterà naturalmente di sciogliersi in una colata di miele dorato..

Non è che una traversata per luoghi lontani..atmosfere legnose e inesplorate.. merito senza dubbio di musicisti non di poco conto..senza screditare basso e pianoforte ricordo che alla batteria c'è un maestro di gusto: Jim White dei Dirty Three. In "Drinking at the Dam" non sembra essere esercitata alcuna forza di gravità.. piuttosto è come bucare le nuvole ad occhi chiusi..questo è quello che ci insegna smog con le sue bellissime parole.. ci svela un segreto.. La sua narrativa melanconica e naturale sembra dirci che bisogna tenere la testa alta anche nel più complesso dei grovigli.

  Il mio voto:  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10  


categoria : recensioni, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 14:05
martedì, 01 agosto 2006

"Oh oh oh.. Ma questo è il grasso puzzoso Billigoa de Billyboy in carne e ossa..! Come ti porti, tu, sgonfia palla di grasso puzzolente, unto e bisunto? Ne gradiresti una nelle balle? Se di balle ne hai tu, gelatinoso eunuco"


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scrive Sludgefeast alle ore 21:34
domenica, 02 luglio 2006

Ho visto decine di pietre taglienti cadere giù da una rupe.
Scivolare antiche, in direzione rifiuti.
Il nostro dinamismo cambia colore e faccia e idea.
Sfrecci con le pietre e non ti fermi mai, vedo i tuoi sobbalzi dappertutto oramai.
Ti vedo chiaramente con una treccia d'edera al collo
invocare i miei ghigni e le mie carezze.
La realtà ha combinato il suo casino:
Ha creato una voragine e un recinto di cemento per cui non so;
qualunque cosa dipende dal finale.

Laccetti bianchi mi distraggono dalla traversata.
In giro c'è chi si ripara dai miei occhi e chi invece li scontra con spavalderia incallita,
una bella fanciulla cala la testa a un'altra parlando di scemenze.
Di tanto in tanto una mora risata ultraterrena irrora e corrobora la mia mente addormentata.
Stracciatella ai miei piedi,
verde e rosso
ai confini:
Tutto cambia così rapidamente che viene voglia di volare assieme al vento.
Le nubi di oggi sono solo nella mia testa mi sa..
Giorno impeccabile, il sole mi guarda fisso e sicuro di sè.
Lui lo sa che non posso ricambiare quel gesto. Fa così con tutti.
Sole S-bricione G-uardone Ficca-naso..
Tornando alla mia testa, son sicuro che qualcosa non va:
Ultimamente vedo tutto difficile, anche se mi rendo conto che
<<N8N c'è motivo, CREDIMI..>>

La semplicità mi starà odiando e le fischiano le orecchie di sicuro..
E' da troppo tempo che non pratico quei sentieri tranquilli.
Adesso, in mancanza di alternative,
accarezzo col viso un tessuto rosso elettrico,
col martellante sottosuono delle scemenze dell'amica.

 

 


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scrive Sludgefeast alle ore 16:02
venerdì, 30 giugno 2006

Noir Désir - Où veux-tu qu'je r'garde   (1987)

Tutti i tratti distintivi dell' indie si intravedono da questo stupendo lavoro che schiaccia l'occhio al low-fi. Stiamo parlando dei primi Noir Dèsir, i più violenti e diretti, in particolare del loro primo disco. La voce in questo album è uno strumento flessibile che si impara a contemplare probabilmente già ai primi ascolti. Con "Où veux-tu qu'je r'garde " - pezzo di apertura - si permea di atmosfere metallizzate e cavernose perfino l'aria che respiriamo, le chitarre sembrano in una certa misura accostabili alla distruzione dei Gun Club; costantemente bagnate di riverbero, creano atmosphere larghe e mai pesanti.  "Toujours être ailleurs" è un affacciarsi di urla continue posate e progettate naturalmente con estrema genialità. Sfide alla melodia, sublimi stonature, forma di espressione realistica universale. "La Rage" ha un andamento veloce e meno psicotico, ma non a discapito della forza centrifuga del tutto..una corsa confusionaria e massiccia.  "Pyromane" è un brano davvero stupendo.. sussurra.. poi spacca il tempo con chitarre sghembe nell'intendersi e nell'articolarsi. Ululati vari infestano il finale e lo celebrano come meglio merita. L'ultimo respiro del cd si compone di due colossi creativi: "Danse sur le feu, Maria"(uno dei pezzi più originali) e "Lola". E' uno dei dischi più creativi ed immediati che io abbia mai sentito. La sua potenza è la semplicità. Il suono scarno a cui mi riferisco si sposa benissimo con la voce utilizzata così, come uno strumento nè più e ne meno. Inoltre si ascoltano grandi parole. I Noir sono un gruppo impegnato sia a livello creativo che politico.

Il mio voto     1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


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scrive Sludgefeast alle ore 11:11
giovedì, 29 giugno 2006

Out of the Blue and Into the Black..

Davanti ad una candela accesa postergo i miei pensieri.
Osservo la fiamma blu-->arancione-->gialla.
Studio le sue risposte ad ogni mio sbuffo.
Dapprima davanti agli occhi e poi alla parete,
dove si muove anche la stecca.
Momenti di silenzio, assoluto silenzio.
Pause di vita come poche. Ci si trova soli,
col cuore in mano e la gola nello stomaco.
Tessuti imbrattati mi girano intorno sul tavolo.
Danzano per me nel tribalismo della quiete.
E' un'occasione rara per la maggiore.
Le scatole parlanti stanno finalmente zitte.
Aspettavo questo momento da una vita
e vorrei che non finisse, non adesso che son preso.
Briciole di cenere nell'ombra pronte a venir fuori nel buio.
Mi sento abbracciato dall'inconscio come non mai.
Odore di soprannaturale infesta questa casa;
il fantasma grida disperato ed io lo sento..
Sono in missione solitaria col ticchettare di un orologio.
Complici spontanei nuovamente.
Scandisco il tempo e non mi perdo, respiro la tensione della gente.
Sono tutti fuori ed è incredibile.. Un paradossale guscio in strada.
L'oscurità mi amplifica i rumori, li riverbera e poi li gonfia
per cercare di atterrirmi. Ma si sbaglia.. Io non ho paura.
Sto assaporando una vendetta. Io ce l'ho con le luci da sempre.
Se nella luce siamo tutti diversi nell'oscuro siamo tutti uguali.
Troppo tardi per riprogettare il mondo.
Che sensazione amici, veder la casa a lume di candela.
Ci sono cose che non avevo mai visto nel luminoso..dettagli.
Quando tutto ha un'ombra si ha l'idea della tridimensionalità,
i vicini scappano. Sono come impauriti dalla facoltà di osservare.
Io di certo resto qui. Non mi vedo e sono cieche perfino le zanzare.
in una sola parola: SCIABALAYAAAAAAAAAAAAA!


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scrive Sludgefeast alle ore 01:23
martedì, 27 giugno 2006

Marlene Kuntz  - Bianco Sporco  (2005)
La maturità artistica dei Marlene Kuntz in questo ultimo lavoro ci sconvolge tutti. Sconvolge il nostro ricordo dei paladini del rock al rumor bianco del vile così come il nostro amore per le atmosfere fumose di HoUccisoParanoia.  Cristiano Godano si dice consapevole di tutto questo e con un soffio di astio respinge le critiche spiegando che l'artista deve cambiare, scoprire nuovi lati di sè, esplorare nuovi spazi. Già all'uscita di "senza peso" i marlene decidono di eliminare il forum dal vecchio sito.. Godano scrive un comunicato per tutti coloro che non capiscono le novità invitandoli a non lamentarsi in continuazione delle stesse cose. Nonostante ciò, non è facile accettare un cambiamento così per noi ascoltatori.  Cristiano già da quei tempi non è più il cantante bavoso, la serpe piena e gravida di veleno; il nuovo approccio al songwriting si fa sentire e in alcuni pezzi è quasi al limite. Torniamo a bianco sporco. L'album suona come un gradevole rock melodico, suoni cremosi e note scelte con classe e "anche" distorsori qua e là . La voce esce molto dallo strumentale lungo tutta la durata del disco, a un livello insolito:  è meno sussurrata e più cantata nel vero senso del termine. Decido in questa sede di parlare solo dei pezzi migliori dell'album in quanto non mi sento di giudicarne alcuni.  "Mondo cattivo" come primo pezzo è stata una vera trovata; La sua ritmica anomala è carburante per le orecchie di noi appassionati. Il testo è un bel modo di ritirarsi nei propri pensieri senza ascoltare la voce degli ignoranti che vogliono cambiare i nostri usi, le nostre convinzioni.. "Il solitario" deve molto a delle parole realistiche, impeccabili, emozionali come quelli che solo Godano sa scrivere. Nel mentre si erigono le distorsioni arricchite dalla grande seconda voce di Rob Ellis (new entry). "Bellezza" è una forma canzone ben calcolata con un coraggioso ritornello. Una di quelle frasi pure e semplici che non ci potremmo mai aspettare in un pezzo e che non sapremmo proprio come cantare; però nel cd questa frase esce bene:  Noi Cerchiamo La Bellezza Ovunque.  I Marlene di gusto ne hanno davvero tanto. Confermano l'ipotesi con "Amen", una sorta di narrazione piena di suspence, il miglior pezzo del cd probabilmente. Gianni Maroccolo sa riempirlo di mistero con una linea di basso poderosa. Le chitarre sembrano essere state concepite ai tempi dell'ep Fingendo la Poesia, almeno fino a quando non scoppia la tempesta distorta dell'ultimo gruppo di versi.  Segue "Il sorriso", riffs particolari dotati stavolta di una predisposizione quasi solare e toni vocali quasi confidenziali. Una vera apertura, uno scorcio di luce prima del gigante motivo de "L'inganno". "La Lira di Narciso" è un pezzo impeccabile, davvero intimo in ogni suo angolo.. La chitarra di Riccardo Tesio suona come un carillion fantasioso e rassegnato.. Il brano cambia scene in continuazione coniugando malinconie e sapori in un'unica pioggia d'animo. "Nel Peggio" cerca di movimentare un pò l'atmosfera con un groove veloce che non sorprende più di tanto. Nel dare un voto non posso non essere influenzato da ciò che provo, cioè, dalla nostalgia della marlene arabbiata che mi ha accompagnato in cuffia in tutti i momenti più veri.  Bianco Sporco è un onestissimo album di rock intellettuale che non ha niente a che vedere con altra roba che c'è in giro, ma che tuttavia presenta alcuni flop, pezzi che non convincono quanto altri. Cosa che con i Marlene non mi era mai accaduta.

Il mio voto     1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


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scrive Sludgefeast alle ore 00:45
lunedì, 26 giugno 2006

The SLINT - Spiderland  (1991)
Davvero in poche occasioni capita il piacere di sentire in un disco bei suoni secchi e diretti. Gli Slint nascono sulle ceneri degli squirrel bait, in particolare dal chitarrista e il batterista fortemente desiderosi di intraprendere un viaggio di pura sperimentazione e libertà creativa. Si tratta di musica suonata in modo elegante ed essenziale. Le dissonanze costituiscono parte integrante del loro repertorio a confermare appunto la detta libertà di espressione di stampo sperimentale. Se avete già ascoltato i Fugazi gli slint potrebbero essere un evoluzione naturale. Spiderland (1991) è il cd con cui la band mostra la sua capacità di differenziarsi dal già sentito, un disco spontaneo e genuino. La prima è "Breadcrumb", dapprima pezzo atmosferico con armonici e cantato recitato, sonorità presto smentite dai potenti distorti al centro del brano. Una sorta di sinusoide esploratrice di grunge, garage, noise e tanto altro. "Nosferatu Man" inietta fin da subito nelle vostre orecchie un riff ubriaco, biglietto da visita per un pezzo ben più aggressivo che si articola in bellissimi cambi di tempo e stacchi con le stick. Il cantante urla nel ritornello scanzonato. Le chitarre sono libere. Il loro uso minimale e parecchio ritmico è in qualche modo riconducibile a Duane Denison leggendario chitarrista dei Jesus Lizard.  "Don, aman" è un pezzo intenso e profondo dove le corde vengono sfiorate con grande stile. Riecheggiano alcune frasi classiche del grunge ma essendo una componente del genere è anche abbastanza normale. Questo brano però è diverso dai precedenti. Pensate, bisogna attendere 4:25 per la distorsione. Distorto che comunque incide in maniera irrisoria nella totalità del pezzo. soffre un pò di monotonia ma è grande. La canzone più bella del disco è a mio parere "washer". Riconosco una grande classe nelle scelte chitarristiche, ma anche batteria e voce fanno cose stupende al limite del delicatissimo e del melodico. Al 6° minuto una magia di dinamica e poi l'esplosione di rabbia.. una delle più belle che ho sentito nei dischi degli anni novanta. " For Dinner " è un grande strumentale da ascoltare preferibilmente in cuffia dato che le dinamiche spesso calano senza che ve ne accorgiate neanche come nei primi LP dei king Crimson; "Good Morning, Captain" ritorna a chiudere il triangolo con i primi due pezzi. Cantato Lou Reediano e struttura variabile. Molto bella l'idea del vibrato sul basso. Si torna alle urla e alle chitarre distorte. Distorsioni fortissime e secche al servizio dei geni.
Il Cd è carico di grande inventiva, i momenti esplosivi degli slint sono veri e proprio colossi dissonanti. Se cercate la violenza ascoltatelo. Se non la cercate il mio consiglio permane poichè le scelte sono ricercatissime e non possono far altro che trasmettere della sana e pura genialità.
 
Il mio voto          1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

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scrive Sludgefeast alle ore 00:40
sabato, 24 giugno 2006

THE SOUND  -  JEOPARDY  (1981)
I primi secondi di questo disco sono ipnotici per tutti i new_wavers.. E' matematicamente impossibile resistere alle sonorità di "I can't excape myself " che sembra descrivere meravigliosamente il clima della London 1981, o meglio di quella parte di londra che decide di staccare il punk dall'allegria generale lasciando spazio al movimento Dark. Grande arrangiamento ritmico di chitarra e una stupenda controvoce nell'ingresso all'omonimo ritornello fanno di questo pezzo uno dei più scorrevoli e accantivanti del cd. "Heartland " esordisce con una tastiera fin troppo eighty ma geniale che si ripete nel branoe si interpone come linea di divisione tra liriche solari e funeree; anche qui ritornello omonimo e corto. "Hour of need  " tinge tutto di nero con una selvaggia ed energetica plettrata punk del basso ( ricorda vagamente il sound dei Joy Division ) e un riff di chitarra inflangerato. Le linee melodiche della voce sono sempre perfettamente tragiche e ben curate nei dettagli..il cantante è la parte incazzata di  Robert Smith.. segue " Words fail me " che tira fuori un sax  ( con tutto il buonumore che si porta dietro) un rithm acceso, finalmente un pò di solarità.  " Missiles " ci presenta uno strumentale tormentato con delle strane sorprese nella tastiera che svirgola in sonorità quasi positive alla pronuncia della parola missiles. In questo pezzo in particolare l'efficacia della melodia vocale è garantita: il pezzo è pieno di energia..si urla e si lascia anche un pò più spazio alle atmosfere. " Heyday  " miei signori è un gran pezzo, grezzissimo.. il ritornello e l'assolo di chitarra che vorremmo tutti in macchina quando siamo carichi di voglie.. E' il turno di " Jeopardy ".. Che dire, innanzitutto intrecci favolosi di basso e chitarra ma non aspettatevi il meglio. stiamo sempre parlando fondamentalmente di punk. Tornando a parlare di voglie questo pezzo fa venire immediatamente voglia di vedere la faccia del bassista.. che ritmica.. La tastiera in questo cd non smette mai di stupire invece.. originalissima. Emette dei suoni quasi cacofonici; accordi dissonanti dappertutto. Contribuisce in gran parte all'unicità del suono dei sound che, se non fosse per quest'ultima, sarebbe fin troppo facilmente associabile a cure, joy division, killing joke etc. In " Night versus day " il basso pulsa proprio come in un disco dei suicide. Il cantato è basso e la chitarra come al solito è zeppa di flanger. Vi si riflettono tuttavia influenze ricchissime. La chitarra di Verlaine, un pò di velvet underground qua è la. Il cd dimostra uno stile radicato del gruppo, un horrorgroove che ti prende dall'inizio alla fine facendoti girare. Si può effettivamente parlare di darkpunk ballabile volendo.. soprattutto per alcuni bei pezzi inseriti nell'EP compreso nel cd.  Buon Ascolto! 
 
Il mio voto          1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

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scrive Sludgefeast alle ore 14:26
giovedì, 22 giugno 2006

E' indescrivibile ciò che si prova nel momento in cui l'ispirazione bussa sul nostro stolto capo sconfitto. indicibile gioia ed emozione che pervadono campi azzurri con grano e tartarughe. Tuffo nel febbrile intento di partorire con lacerazioni degne di cesareo l'idea che meglio traduce l'animo in note.

Ho inventato delle note. E' stato ieri e ho provato a distaccarmene ma.. niente. via con le due, con le tre con le quattro ore di amore e le successive quattro ore di sonno, mia disgrazia. Le macchie di ingegno mi chiedevano i ruoli che avrei dovuto assegnare a lui o a lei nella storia e ho deciso infine di non assegnarne.

Piuttosto sento di aver percepito il sapore sulla pelle delle persone che ho descritto. che fanno di loro, soggetti degni di attenzione e di prudenti interpretazioni. per citarne uno..c'è il cantastorie che è il simbolo della sagezza e si allontana dalla folla perchè la ritiene troppo stupida. Il saggio fatica a comprendere la superficialità di quella gente e preferisce ibernarsi in un templio della mente dove poter ragionare con oppio e silenzio per suo conto e suo diletto.

La mediocrità finirà per essere l'unico metavalore della società moderna. 


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scrive Sludgefeast alle ore 21:42
giovedì, 15 giugno 2006

Strascichii e colpi di coda sono gli stimoli che tipicamente ci hanno permesso di scivolare nella folla. Mai provata davvero una grossa soddisfazione nel passeggiare per il bel mondo, nell'osservare quello zibaldone di individui inservibili e irrecuperabili ciondolare alla porta di un bar figo. La vischiosità di certi ambienti mi ha sempre preoccupato, per così dire.. non è un problema, non adesso. Siamo ancora vivi. scampati a questo marasma illogico. Sopravvissuti e allacciati, sul punto di trapuntare autonomamente una nuova rete di salvataggio da tutto ciò che vi è di comune. Il nostro intento è quello di trascinarvi nel sogno, rendervi complici di un sistema di idee, di un'eterogeneità di colori per diversificare il vostro animo e disegnare fumosi cerchi concentrici su ciò che vi aspetta di più esaltante. Cosciente di aver trapiantato i miei sentori in una parte della vostra concentrazione, attendo un vostro contraccolpo.


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