scrive vietnamblues alle ore 00:10
venerdì, 14 marzo 2008

MARLENE KUNTZ - TEATRO CIAK - Milano  lunedì 10 marzo 2008

IO suppongo sia molto più probabile rivedere in un live show (televisivo o in carne sangue e ossa) quelle belle scarpe bianco\italiane piuttosto che la copia, che sappiamo suonata davvero bene, di una diavoletto mentre viene costretta sul cabinet di una testata a valvole. Questo è primissimo sentore di ciò che appare quando, intorno alle 9 di sera, si dissolve la nebbia nella sala del teatro quasi risucchiata dall'ansia della gente accorsa numerosa e  dall'animarsi sincrono delle tende che velavano la scena; si fa strada nell'inquadratura una sagoma che è quella perfettamente smilza di Cristiano Godano. La novità credo sia rappresentata dall'assenza di esagitazione...La sorpresa sta nel profilarsi di una chitarra acustica stretta come un figlio fra le braccia e lo snodarsi serpentesco delle due figure intorno ad uno sgabello; neppure il più  microsoundcheck da palco disturba le pose dei musicisti che poco a poco mi \ ci vengono presentati da una voce che introce già da qualche minuto un tratto de la vera vita di sebastian knight: gli altri sono


Luca Saporidi contra\basso\elettrico/cori

Riccardo Tesio chitarre elettriche

Luca Bergia batteria\cori

David Arneodo piano\violino/cori

E' stato d'animo questo rinsaldare di accordi acustici il ritmo e l'ipnosi di UNO dei più bei pezzi di UNO il loro nuovo album, che a me, in definitiva, non è piaciuto. Ciclicamente si ha la sensazione di restare invischiati in storie ancora morbose come ai tempi del bellissimo Ho ucciso paranoia, ma via via che scorrono musa, fantasmi, 111, canzone ecologica, negli abissi fra i palpiti, ... , uno si ode netto lo stridere con(tro) le vecchie (s)composizioni delle nuove. E così che finiscono col violentare pezzi come ineluttabile, l'esangue deborah, noutando nell'aria che, neanche troppo tempo fa, fecero e fanno palpitare. Molto più tollerabili al nuovo i pezzi degli utlimi 7 (sette) [seven] album: estratti da Che cosa vedi, Serrande alzate stupendamente eseguita pensando al figlioletto di Cristiano, La canzone che scrivo per te, tutta in italiano passando per Notte, e un'intima Schiele, lei, me da Senza peso, continuando ad inoltrarsi sempre in questa troposfera di narrativa romantica d'autore in Amen e Bellezza da Bianco Sporco approdando poi nelle più recenti ideazioni delle cover di una vorticosa Impressioni di settembre della PFM e della preziosa Siberia dei Diaframma. Cristiano, Riccardo e Luca sanno bene che i loro ultimi quindici anni di vita hanno prodotto una parabola unica nella storia del rock in questo paese e, nel frattempo, certi di aver fatto davvero piacere alle centinaia di persone presenti al Ciak - fabbrica del vapore di Milano, salutano calorosamente la gente che li applaude in piedi dopo la terza uscita dei 5 musicisti e più di due ore di gustoso concerto.


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scrive Sludgefeast alle ore 23:04
giovedì, 13 marzo 2008

Palermo, teatro metropolitan 11 / 03 / 08   Reduce!

Line Up: Giovanni Lindo Ferretti, Lorenzo Esposito Fornasari, Raffaele Pinelli, Ezio Bonicelli

Reduce, ma di sicuro non fiacco, Giovanni Lindo Ferretti era proprio come me lo aspettavo.. forse meglio. Una persona estremamente capace di spremere il cuore fino a farne uscire le parole. E' la prima volta in assoluto che lo vedo dal vivo. La sua dialettica oggi come anche nel passato, testimoniato da dischi svariatissimi, è  impareggiabile nel far provare emozioni e brividi di autentica imprevedibilità. La voce secca e sincera, gli stivali, il punk, la verve minimale di un genio. Il contesto è molto intimo: organetto e violino performano canzoni come il mondo, cupe vampe, and the radio plays, amandoti etc etc.  Un tuffo nei miei ascolti primordiali.. i toni comunque abbastanza tranquilli (dato che la batteria, il basso e le tastiere erano solo mimate) creano un che di particolare, un valore aggiunto.  Certo,  danno da pensare a quanto sarebbe stato bello vedere un concerto dei CSI (in un contesto decisamente più rock) ma non posso dire che siano deludenti. Giochi di loop machine qua e là permettono di distinguere molte più parti di quelle che i musicisti possono contemporaneamente suonare e sale un mix di feedback che fa immaginare la presenza di un fretless e di una batteria in lo-fi su cui poter stendere le voci, i cori, il violino e l'organetto . Lorenzo Esposito Fornasari affianca Ferretti cantando a mò di Demetrio Stratos.. Forse uno dei modi più folli e affascinanti di concepire la voce umana se considerato insieme alla poesia di Ferretti.

Per i fedeli lo spettacolo è ok. 


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scrive Sludgefeast alle ore 23:52
lunedì, 16 aprile 2007

In pace rotolo
Come un cane randagio nella strada
 Fiuto il bello d'ogni aria che sinuosa m' accarezza
Dormendo dolce col capo sul braccio
 
Quando invece è battaglia
Vibra il polmone come spastico
Miseri noi che combattiamo
Con le forze della pazzia
 
E' una strana coincidenza che fugge
Via in un lampo lei meschina
Ti torce il collo in amnesia
e ti risveglia con la guerra
 
Faccio un verso all'imbrunire
Voto il buio nella tenda
e il silenzo ad appassire
con i miei migliori anni

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scrive Sludgefeast alle ore 21:41
giovedì, 22 febbraio 2007

Sono già nel mondo dei sogni..
Per l'esattezza mi trovo ad una di quelle feste americane, nel giardino di una grande abitazione colma di tegole, punch, palloncini, invitati e tacchino anch'esso. Noi ospiti dell'evento odierno siamo tutti dritti in piedi, sognanti, con lo sguardo rivolto al palco in cui i Fugazi stanno suonando Life and Limb. Ogni singolo spillo d'erba in  quel giardino dondola a tempo e batte le mani. Il sole, sorridendo con intriganti occhiali scuri ci punta il suo pollicione. E' lì che vorrei trovarmi;
con i pantaloni a sigaretta e i capelli strani ad urlare osservando il palco vibrare di decibel sani.. una scarica sonora assordante ma che non scorderei per il resto dei miei giorni. I potenti feedback sono liberi di sovrapporsi e amoreggiare nel vivaio, tra gli invitati che non si trovano vicino al palco..
che ubriachi fradici guardano il sole stupiti della sua dimensione contenuta..

Questa è l' America    ----------> http://www.youtube.com/watch?v=lsyxr_-prp8


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scrive vietnamblues alle ore 21:13
mercoledì, 22 novembre 2006

periodo agonico in fibrillazione
Lacererò la placenta che mi trattiene a terra e che provvede al passaggio di sangue materno fin nei condotti cloacali, dunque al suo zampillio in superficie: non resteranno che funicoli di cui giovarsi come fruste per affettare l’aria d’un giorno sereno. Fingeremo d’esser più violenti d’un tramonto come questo, che accumula e poi elude il dolce venir fuori delle nostre (tre) teste dal cespuglio lanuginoso che fin d’ora pasco, che finora pasciamo.
.
.
.sospesi in aria: trumans water, ran, Crime+TheCitySolution, joy division, jesus lizard, miavagadilania.
a presto



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scrive Sludgefeast alle ore 18:22
martedì, 07 novembre 2006

Freak scene  Dinosaur jr

Seen enough to eye you
But i've seen to much to try you
It's always weirdness while you
Dig it much too much to fry you
The weirdness flows between us
Anyone can tell to see us
Freak scene just can't believe us
Why can't it just be cool and free us?

Seen enough to eye you
But i've seen to much to try you
It's always weirdness while you
Dig it much too much to fry you
The weirdness flows between us
Anyone can tell to see us
Freak scene just can't believe us
Why can't it just be cool and leave us?

It's so fucked i can't believe it
If there's a way i wish we'd see it
How could it work just can't conceive it
Oh what a mess it's just to leave it

Sometimes i don't thrill you
Sometimes i think i'll kill you
Just don't let me fuck up will you
'cause when i need a friend it's still you

What a mess

 


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scrive jeffreylpierce alle ore 03:00
giovedì, 02 novembre 2006

Non controllo le mie emozioni.

Risulto disordinato, specie se mi si coglie di sorpresa.

Non so cosa pensi tutta la gente che scambia qualche parola con me.

Un mio sguardo, un sorriso, un silenzio sconvolge il mio atteggiamento verso di loro.

Mi attacco a piccolezze.

Agisco d’istinto e ricado in passi falsi che con un po’ di accortezza potrei evitare.

Penso sia l’autunno.

Molte bestie vanno in letargo.

Io ne avrei bisogno, forse, ed invece vago dondolando da una città all’altra, sperando di raccogliere sensazioni per strada o nei luoghi di incontro. Per motivarmi. Ne ho bisogno.

Ho bisogno di organizzarmi, anche, e spingerò per questo.

Quella gente sembra triste di ciò che l’attraversa.

La quotidianità riporta in ordine le cose e loro la soddisfano senza esito.

Rotolano anche loro, come me, ma dovrebbero darsi una bella svegliata.

Loro riposano fin troppo.

 



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scrive jeffreylpierce alle ore 15:43
venerdì, 27 ottobre 2006

Ottobre 26, 2006.

 

 

 

Di ritorno per Bologna. Ho passato la notte fuori città e stamattina la sveglia ha tuonato presto, quasi da non accorgermi di essere stato addormentato. La notte è passata guardando ad occhi chiusi, perché tenendoli aperti brancolavo nel buio più tetro e chiudendoli lasciavo entrare fantasmi storpi tra le visioni che mi si susseguivano veloci.

Mi lasciano alla stazione di Casalecchio, dove aspetto il mio treno per la stazione e dove scambio il saluto con un caro amico. Dormendo nello stesso letto quando non capitava da tempo ha aperto larghi spazi ai ricordi, un’amicizia legata prima che da noi dai nostri padri, ora quanto mai distanti ma consapevoli di averne lasciato ben colti i frutti.

Un’abbondante ora passata ascoltando al sole, ancora freddo all’orizzonte, tra Shellac - At acion park , Sonic Youth - Sister  e Thin white rope - Moonhead. Dalla stazione alle molinette, passando per “la montagliola”, dritto fino in via Zamboni e dritto ancora, passata piazza verdi, verso casa. Non è stato difficile trovare la strada, la più breve forse. Qui sono già stato e dopo vari giri di ripasso comincio ad orientarmi.

Le vie del centro, in questi giorni di mia presenza, sono ad ogni angolo occupate da musicisti “amplificati” che offrono i loro spettacoli e promuovono i loro dischi. Ne ho potuto osservare di tutti i tipi, dai plastificati gruppi cover Hard Rock anni ’70 – ’80, alle svariate formazioni tradizional-popolari ed ai percussionisti di strada che lanciavano bottigliette di sabbia verso la cerchia di persone divertite ed accorte che erano ad assisterli. Non mancano personaggi irriverenti come Peter California, strimpellatore dall’abbigliamento Country-Western con al seguito piccoli, molto piccoli, amplificatori a transistor per voce/armonica e chitarra, piazzati davanti a lui e la sua auto, un quadretto allegato al suo fianco che lo ritraeva di sbieco in un paesaggio desertico sabbia e rossastro. Una serata con soli due accordi ed un repertorio vastissimo: da “tu vo’ fa’ l’americano” a “lo sai che i papaveri…” passando per “O sole mio” e “c’era un ragazzo”…che proprio gli stessi due accordi non avevano ma che fatte da Peter, che le accompagnava con una buona dose di vino, avevano motivo di essere seguite.

Ognuno raccoglieva a sé una buona fetta di pubblico deciso a seguire lo spettacolo più interessante per occhi e orecchie sue.

Pietrificato da tanta bontà.


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scrive jeffreylpierce alle ore 12:48
sabato, 21 ottobre 2006

Le idee nascono per riuscire a conquistarsi.
Il motivo è più un'esigenza, quello che manca è un lido stabile e soffice per districarsi.
Manca da tempo, ma l'assenza dello strumento per l'intera settimana è asfissiante. La compagnia e i giorni comunque insieme rendono possente il momento, dove cerco di mettercela tutta.
Ci ritroviamo dopo mesi e se la voglia è più o meno rimasta intatta, l’esecuzione e la forma sono a farne le spese. Quadri buttati giù di getto sono sviluppati, ripresi a più riprese, complicati, riletti, arrangiati.
Una strana sensazione, mi percorre, chiudo gli occhi per poterla assaporare in tutta la sua essenza mentre i fili capelluti continuano ad agitarsi; non vedo nulla in particolare, tutto molto offuscato, confuso. Riaprendo gli occhi le sagome di quei due “con i piedi” che baciano abbracciano le loro mogli, le fanno girare, le mettono a testa in giù, ansimanti.
Il mio è un amore particolare, ancora non maturo, non al punto di odiarci. In simbiosi quasi ci avviciniamo e lei mi dà una mano, mi trascina ed io posso percuoterla ad occhi chiusi. Mi piace, così ho un po’ di tempo per pensare, non capitano spesso queste fortune. Cerco un intesa, faccio il mio gioco, alle volte senza badare al gusto ed al resto, ma ci sta benissimo. Non sono uno che ama l’ordine, la disciplina, la democrazia. Ognuno è quel che vuol essere, ma tra di noi c’è una certa armonia regnante.
Di questo rimane un sibilo, costante, quasi a sgridarci per non avere attaccato il registratore, ed una certa stanchezza che non provavo da molto tempo con la notte se ne va indisturbata.
 

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scrive Sludgefeast alle ore 01:45
martedì, 10 ottobre 2006

Il cielo è lacerato
dentro lo stomaco
del dio sciamano
 
Il suo palmo poggia
sulla mia testa rasata
 
e mi dà la forza di
accarezzare le nuvole

categoria : parole, claudio giacomo
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scrive Sludgefeast alle ore 22:05
domenica, 03 settembre 2006

Non ti Credo.

Non credo al tuo zompare a suon di rock'n'roll..

Ho creduto a tanti miti ma non riesco ancora a capire come mai non credo a te. Non credo ai tuoi capelli laccati, non ai tuoi occhiali, non al tuo sguardo. Ma neanche un pò. Non ti reputo un genio. Non ti reputo, forse.  Sei stato un attore e l'hai data a bere al mondo secondo me.

 

Per me il rock..lui è genio. e io sono un filo della corrente..mi incendio con la sua forza.

categoria : parole, visioni, claudio giacomo
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scrive jeffreylpierce alle ore 16:59
sabato, 12 agosto 2006

Tre fantasmi, lo erano sicuramente.
Un quarto mi corre davanti, io corro più velocemente di lui,
da vederlo scomparire dalla scia davanti a me.
Mi percuote e mi rimanda ad un libro per il quale nutro
spassionata curiosità nell'affrontare.
Eravamo io e la mia nuova ragazza, una peugeot anni '90,
stessa tinta scura del mio strumento.
Tutto d'un tratto, sul lento scorrere della strada
che mi riporta a casa.
Vivo da nomade, in un certo senso, almeno per ora.
Ci sono oggetti che porto dovunque vada, costituiscono la mia casa,
il nido, in un piccolo paesaggio capeggiato da aceri levigati,
fili, fusioni ordinate di nylon o leghe metalliche.
Ascolto un disco degli Ulan Bator di cui si parla un gran bene
nei sobborghi nomadi che incrocio ogni tanto sulla mia via. Polaire.
Mi piacciono parecchio, a primo acchitto.
Un mio amico, lo chiamiamo 'Jeorge', si confida spesso, quando lo vedo,
circa le sue esperienze sessuali. Cerca di svelarmi dei segreti,
ama il sesso, sembra sia la sola cosa che gli importi, parla di numeri.
Parla di numeri. Deve esser bravo. Un bravo ragazzo, dopotutto.
Non mi piace moltissimo leggere, molto va già meglio.
Mi piace ascoltare musica.
Quasi non sapere come, possiedo, mi è stato donato, un i-Pod,
lo porto in giro, mi preoccupo per lui, più del telefonino, sia maledetto.
Anche a lui piace la mia musica, credo.
Anche a lui piacciono gli Ulan Bator, stasera.
Underground, Tom Waits.
Rivolto a nord, nord-est, all'incirca, perpendicolarmente al letto,
su di esso, la lampadina da 100 Watt confinata in una struttura di ceramica,
bucata con forme di fiori, quel tanto che basta a non dover soffrire
la massima emissione dei suoi raggi.
Penso a scrivere, cosa.


categoria : parole, ascolti, claudio
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scrive jeffreylpierce alle ore 14:47
giovedì, 10 agosto 2006

NEU! (1972)

Sperimentalismo puro...quanta grazia!

SI entra in una stanza azzurra, di macchioline di stucco gettate qua e la, sprizzi di fantasia legati al genio del loro EGO. Ritmo incalzante. La finestra alla mia sinistra comincia ad appannarsi, come fosse vetro da doccia calda in pieno inverno. Due sagome si fanno strada nella foschia. Si sfregano. Si avvinghiano. Sembrano amarsi, da qui. Li sento sguazzare nel loro amore, circondati da molecole liquide che non oppongono resistenza al moto dei loro corpi. Ridono. Il silenzio tra le loro bocche prende non troppo presto il sopravvento, lasciando spazio a sguardi e andature sensuali. Martelli pneumatici mi distraggono, cerco di calarmi, mi rialzo stordito. Stavo sognando, senza ombra di dubbio. La finestra è tornata limpida, posso affacciarmi e vedere da essa. Una certa brezza, di quelle autunnali, muove gli alberi nel paesaggio intorno, capelli che scuotono da destra a sinistra in movimento smorzato, poi forzato. Sembra finita da questa finestra un'estate mai incominciata, fatta di sedie e lampade e libri e penne e calcolatrici. Tutto ciò mi provoca un senso di disgusto, come lo provoca ultimamente sapere di fumare troppe sigarette, di aver lasciato troppi spazi vuoti, di aver spiato la mia piccola, rendendola insicura ed in un certo qual modo insolente negli sguardi.

L'ultima traccia del disco lascia sospirare una voce, melodica, drammatica, mi lascia intendere che forse certe conclusioni vanno ricercate nel più profondo e intimo spazio dell'animo. L'uomo è il più insicuro degli animali, il più frenetico, il più idiota, il più accondiscendete. Lascio uno spiraglio da quella finestra, sperando che qualche goccia bagni le mie mani.


categoria : parole, visioni, claudio
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scrive vietnamblues alle ore 00:20
giovedì, 10 agosto 2006

click >> ottime notizie <<  click

-_-_-_- sui 4000Hz costanti

Pare che a me e al mio amico giacomo fischieranno le orecchie ancora per un pò, così abbiamo deciso di rilassarci da queste parti.

Io aspetto che al ciccione salga l'appetito e affamato salti giu dalla ciambella gallegiante lasciandomi prendere il suo posto, mentre lui non vede l'ora che il tonico schiatti per il sangue alla testa derubandolo di quell'adorabile completino da ginnastica...addio.


categoria : parole, visioni, alessandro
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scrive Sludgefeast alle ore 16:57
martedì, 08 agosto 2006

Mattina. Aspetto il risveglio della combriccola perdendo quasi le mie squame. Mi trovo sul terrazzo della casa e sono sporco ad opera di un tavolo abbandonato che dimostra alle mie braccia il suo odio profondo tingendole di particelle minuscole simili alla sabbia di colorito cinereo. L'atmosfera è apparentemente ferma ma in realtà nulla sta fermo.. bisogna imparare a capire, ad analizzare le cose più stupide per allontanarsi dalla stessa banalità e dall'atteggiamento blasè che il 99% delle masse ha imparato per consuetudine ad adottare, Spio ogni segno di vita: il sacchetto che danza, il vento che mi accarezza e fa danzare le mollette sul filo del rasoio. Cotanta vita dinamica eppure è accompagnata da improvvisa angoscia: ci penso guardando un piccolo tavolo che ha una gamba storta ma parecchio che con una carezza di fiato puoi spazzare via; non molto dissimile dal vedere un bambino storpio. Dalla semplicità si possono tirar fuori molte altre cose.. Per questo stimo sempre di più Umberto Palazzo, magnetico e diretto. SEMPLICE e incisivo.

In più ieri abbiamo visto il sommo poeta recitare le sue nuove quattro merdate:

“c’è qualcosa dentro di me che è sbagliato e che non ha limiti.

E c’è qualcosa dentro di te che è sbagliato e ci rende simili”..MAH..

Riflettete tutti.. e aiutatemi a capire.

 


categoria : parole, on the road, claudio giacomo
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scrive jeffreylpierce alle ore 06:02
venerdì, 04 agosto 2006

non ho sonno, di Dario Argento, mai visto...

A scuola, da piccolo, si proposero di insegnare a me, ancor cullato da giochi e abbracci familiari distaccati e sogni alcuni ancor oggi indimenticati, doti o usanze comuni quali la disciplina, l'uso proprio della parola, la differenza tra linguaggio formale ed informale. La prima, lo ricordo bene, non fu quel che si dice un successone per me ed i miei, ben due, 7 in condotta nei primi anni e semestri di liceo (per così dire, in realtà un istituto tecnico!); le violenze delle elementari portarono strascichi, evidentemente, fin lì.

Ricordo di aver imparato bene la differenza tra formale ed informale, -ciao- e -buonasera- e  -buongiorno-, anche se sempre più frequentemente, adirato dal non sapere se fossero o no passate le 12 del mezzogiorno o semplicemente erroneamente confusionario il più delle volte,  al telefono in particolare, mi si presentavano inconvenienti spesso imbarazzanti che brevemente mi accorsi potei risolvere con un delizioso "salve"; finiva lì.

Destato dalla nuova scoperta.

Non so nulla di filosofia. Al tecnico non viene appresa. Mi nutro di esperienza in tal senso, e reputo ciò estremamente affascinante.

Saprete di Platone? L'avrete visto quel film? La mela eccetera. Si.

La seconda mezza mela deve, una volta avvicinata, intaccarsi, senza alcuno sforzo, quasi autonomamente, per volere oserei divino, in ogni caso sfuggente all'ingegno. Ognuno ha serrature e mazzi di chiavi quà e là, bisogna operare delle scelte, in questo smanioso giochino crudele, ineccepibili. 

(Questo è lo scopo?) Deve essere, deve esserci, non per forza simile all'altra metà in apparenza. L'apparenza inganna, a proposito di insegnamenti, scolastici, familiari. Un senso di sazietà riempirebbe il mio muscoloso cuore pulsante, in preda immediatamente ad un frenetico vociare. Sarebbe senz'altro così, forse non immediatamente, quando ogni lacrima avrà storia a sè, cristallinemente in picchiata lungo il viso. Oggi non ho provato "quasi" nulla in tal senso.


categoria : parole, claudio
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scrive jeffreylpierce alle ore 12:41
giovedì, 03 agosto 2006

Oggi mi si addice una "blues explosion" per iniziare a correre, come giornalmente si fa, senza voltarsi, senza lasciare spazio al rimorso. Anche oggi mi accorgo che da tempo invidio al resto della compagnia il loro agiarsi nella solitudine, a rincorrere pensieri su pensieri in istanti fievolmente tirati su liberamente. Tutto questo mi riesce difficile, a meno di aiuti "esterni", il più delle volte non mi trattengo, sento il telefono chiamarmi, monoculo vertebrato senza cervello ma denso di spine, sento le pareti vibrare, mettermi paura, gli animali di casa incazzati, per non averli voluti ascoltare al loro risveglio. Una forza irrefrenabile mi spinge a cercare bisognosamente un valido "nick-nome" tra la rubrica, adesso che ho larghi spazi vuoti da dedicarti e non posso perchè hai proteso le braccia dalle spalle tue al mio petto, gesto di repulsione, ma forzata, ed io, una luna, impotente.

Oggi ho bisogno di una "blues explosion" per scacciare via pensieri mistici e misticismi ritorcenti, correre a fare forza al mio genio, in qualche modo, so di averne uno almeno.


categoria : parole, claudio
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scrive vietnamblues alle ore 02:24
martedì, 25 luglio 2006

E' del pallore sul mio viso e dell'incertezza cromatica delle foglie degli alberi cresciuti sulla mia testa che vado fiero di questi giorni.E poi suono.E che cazzo.(?!?!)

Tra le altre cose:

1. ho scoperto di avere un debole per i Thin White Rope e ho scoperto di non averlo per la tv all'incirca da quando è morto ONE (o UAN?!) di BimBumBam.

2. ho ritrovato la lettura...era pressapoco dove l'avevo lasciata.Fra Nabokov, l'amore di Verlaine, Baudelaire, la bellezza di Montale, Updike e le sue nostalgie di nylon etcetera etcetera.

tv-broken3. Ho schiuso taluni trucchi entro di me medesimo.

4. Mi sono rotto il cazzo cadendo dalle scale, precludendomi la via che dalla finitudine scarlatta di questa camera mi avrebbe condotto ad un nuovo "mondo degli oggetti" altrettanto noioso.Dunque...

5. Sono rimasto qui, immobile, guardando Kubrick.

a presto

 


categoria : parole, alessandro
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scrive jeffreylpierce alle ore 17:10
giovedì, 20 luglio 2006

Mi svegliai, un giorno. Un urlo, sbalorditivo per le mie quindicenni orecchie, fino ad allora immerse in fondo a quel mare denso e grigiastro chiamato pubblicità, discoteca, oggi in una parola sarebbe "Lucignolo".

“C-C-C-P”

Mi svegliai.

Conobbi i Marlene Kuntz prima, giorni prima di loro ero in camera mia, playstation e musica da radio. Non conoscevo tanto, non conoscevo nulla al di fuori del mondo comune.
Conobbi il mio vicino di casa, manìe punk, magliettina bianco sbiadito con scritta RANCID in rosso acceso ed un disegno da pennarello nero, non ricordo tanto cosa disegnasse quel pennarello. Mi fece fumare una delle sue care “sigarette di hashish” ed accese lo stereo, me li presentò, pure, <<Chi sono questi?>>, <<CCCP!>>, e la sua testa che andava giù e su, giù e su, il mio sorriso per ciò che ancora non riuscivo a comprendere, ancora non conoscevo niente.
Conobbi Marlene, allora tornai da lui, mesi dopo, <<Com’è che si chiamava quel gruppo? Ti ricordi?>>, <<I CCCP?>> fece lui, <<Proprio loro! Allora, me lo fai un cd?>>. Il giorno dopo ebbi quel cd “CCCP FEDELI ALLA LINEA - 1964-1985 Affinità-Divergenze fra il compagno Togliatti e noi (del conseguimento della maggiore età)”, il giorno dopo e il seguente ed il successivo, chiuso in casa, attanagliato dalle liriche feroci, gli spot lanciati, le voci a campana, le parole a memoria, nel giro di poco.
Punk filosovietico, punk, il mio primo punk, neanche i Nirvana reggevano il confronto. Perverso il mio stato d’essere e degli amici, che mi etichettavano accostando il mio nome a quella sigla.
È durata per un po’ l’estate dei jeans strappati al microfono, del Fender 25R con wah integrato, della “LORELLA” tastierina per basi di basso e batteria in loop, e le urla a squarciagola:
<<MIIIII-AAAAA-MIIIII?>>>.
Ascoltare Canzoni come Curami, Trafitto, Io sto bene, Emilia paranoica, evocano ricordi mai sbiaditi, il fiore degli anni miei e dei miei due compagni di avventure, fedeli alla linea lo siamo anche noi e lo saremo fino in fondo con un po’ di impegno, come siamo sempre stati in questi ultimi 5-6 anni di musica, vicissitudini, sventure, riflessioni molto fuori dal punk, che unisce e ci accompagna ed accende barlumi di gioia ed estasi. A presto.


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scrive jeffreylpierce alle ore 03:18
lunedì, 10 luglio 2006

Riflessivi, rifrattivi, incidenti.

categoria : parole, claudio
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scrive vietnamblues alle ore 13:35
venerdì, 07 luglio 2006

Ebbene, credo di doverglielo.Si tratta pur sempre dei miei beniamini.

Vi presento i S O N I C  Y O U T H in diretta dal mio cuore. Permettetemi, per l'occasione, di sfoggiare tutta la mia profonda ammirazione per questi 4 poeti decadenti.

Thurstone Moore, Lee Ranaldo, Kim Gordon, Steve Shelley

Da quando sono venuto a conoscenza della loro partecipazione a questa grossa e caotica follìa collettiva, altresì chiamata esistenza terrena (nella quale anch'io mi sono dovuto arrangiare), devo riconoscere che il corso della stessa ha subito una lieve incrinazione, proprio come le mie costole, atte a proteggere quanto di più prezioso possediamo, lasciando che quel mio pugno di muscoli e sangue si sporcasse,si contraesse meravigliato da tanta meraviglia.

Premetto che questa non vuole essere affatto una recensione, ma una palese dichiarazione d'autentico amore nei confronti di tutto il fare artistico di questi quattro eroi e, nel particolare, di:

Evol è del 1986 (venni al mondo).Il nostro incontro risale a non molto tempo fà.Hehe, è stato romantico. Anagramma dell'amore.Tutti i loro dischi vivono a partire da questa analogia condensata.

Daydream Nation (sogno ad occhi aperti di gioventù sonicaaa!).Non temo di cianciare sciocchezze scrivendovi che (per me) sono rispettivamente (o rispettabilmente?!) il più bel disco d'amore e di vita che abbia ascoltato.Punto.


categoria : parole, alessandro
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scrive Sludgefeast alle ore 21:34
domenica, 02 luglio 2006

Ho visto decine di pietre taglienti cadere giù da una rupe.
Scivolare antiche, in direzione rifiuti.
Il nostro dinamismo cambia colore e faccia e idea.
Sfrecci con le pietre e non ti fermi mai, vedo i tuoi sobbalzi dappertutto oramai.
Ti vedo chiaramente con una treccia d'edera al collo
invocare i miei ghigni e le mie carezze.
La realtà ha combinato il suo casino:
Ha creato una voragine e un recinto di cemento per cui non so;
qualunque cosa dipende dal finale.

Laccetti bianchi mi distraggono dalla traversata.
In giro c'è chi si ripara dai miei occhi e chi invece li scontra con spavalderia incallita,
una bella fanciulla cala la testa a un'altra parlando di scemenze.
Di tanto in tanto una mora risata ultraterrena irrora e corrobora la mia mente addormentata.
Stracciatella ai miei piedi,
verde e rosso
ai confini:
Tutto cambia così rapidamente che viene voglia di volare assieme al vento.
Le nubi di oggi sono solo nella mia testa mi sa..
Giorno impeccabile, il sole mi guarda fisso e sicuro di sè.
Lui lo sa che non posso ricambiare quel gesto. Fa così con tutti.
Sole S-bricione G-uardone Ficca-naso..
Tornando alla mia testa, son sicuro che qualcosa non va:
Ultimamente vedo tutto difficile, anche se mi rendo conto che
<<N8N c'è motivo, CREDIMI..>>

La semplicità mi starà odiando e le fischiano le orecchie di sicuro..
E' da troppo tempo che non pratico quei sentieri tranquilli.
Adesso, in mancanza di alternative,
accarezzo col viso un tessuto rosso elettrico,
col martellante sottosuono delle scemenze dell'amica.

 

 


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scrive Sludgefeast alle ore 11:11
giovedì, 29 giugno 2006

Out of the Blue and Into the Black..

Davanti ad una candela accesa postergo i miei pensieri.
Osservo la fiamma blu-->arancione-->gialla.
Studio le sue risposte ad ogni mio sbuffo.
Dapprima davanti agli occhi e poi alla parete,
dove si muove anche la stecca.
Momenti di silenzio, assoluto silenzio.
Pause di vita come poche. Ci si trova soli,
col cuore in mano e la gola nello stomaco.
Tessuti imbrattati mi girano intorno sul tavolo.
Danzano per me nel tribalismo della quiete.
E' un'occasione rara per la maggiore.
Le scatole parlanti stanno finalmente zitte.
Aspettavo questo momento da una vita
e vorrei che non finisse, non adesso che son preso.
Briciole di cenere nell'ombra pronte a venir fuori nel buio.
Mi sento abbracciato dall'inconscio come non mai.
Odore di soprannaturale infesta questa casa;
il fantasma grida disperato ed io lo sento..
Sono in missione solitaria col ticchettare di un orologio.
Complici spontanei nuovamente.
Scandisco il tempo e non mi perdo, respiro la tensione della gente.
Sono tutti fuori ed è incredibile.. Un paradossale guscio in strada.
L'oscurità mi amplifica i rumori, li riverbera e poi li gonfia
per cercare di atterrirmi. Ma si sbaglia.. Io non ho paura.
Sto assaporando una vendetta. Io ce l'ho con le luci da sempre.
Se nella luce siamo tutti diversi nell'oscuro siamo tutti uguali.
Troppo tardi per riprogettare il mondo.
Che sensazione amici, veder la casa a lume di candela.
Ci sono cose che non avevo mai visto nel luminoso..dettagli.
Quando tutto ha un'ombra si ha l'idea della tridimensionalità,
i vicini scappano. Sono come impauriti dalla facoltà di osservare.
Io di certo resto qui. Non mi vedo e sono cieche perfino le zanzare.
in una sola parola: SCIABALAYAAAAAAAAAAAAA!


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scrive jeffreylpierce alle ore 14:40
sabato, 24 giugno 2006

una storia romantica...

Una volta mi piacevano i tralicci, ne ero affascinato...una mattina un professore mi stupì con un'affermazione scientifica circa la conduzione di corrente...beh, egli disse con molta sicurezza che se mi fossi appeso su un traliccio ad alta tensione non mi sarei fatto nulla, non sarei stato attraversato dalla forte corrente che circola fra essi, così come gli uccelli, che passano i loro pomeriggi appesi mentre noi li osserviamo dalle nostre automobili.

Così feci. Giorni dopo, mi appesi...

...imponente la vista da lassù, pensai ai papaveri e le formiche. Stando appesi non veniva proprio voglia di scendere, non c'era alcun bisogno. Gli uccelli mi si erano fatti amici, io però badavo a non dare troppa confidenza così da starmene a debita distanza. Non sono un tipo troppo socievole con gli estranei.Calò il sole e dopo lui sparve la luna e si riaccese di azzurro il cielo e fu così per due volte.

Gli uccelli cantavano, io non sentivo più nulla, riuscivo però a notare le loro bocche muoversi, mentre io non sentivo nulla, di nulla. Cominciai a pensare...volevo scendere. Il sole calò nuovamente, non riuscivo a muovermi. Pensai di chiedere aiuto ai volatili miei amici, dovevo cantare come facevano loro...chissà da dove arrivavano quegli uccelli e cosa gli sarebbe piaciuto ascoltare.

Cercai di scrutare il loro atteggiamento in modo da carpire i loro possibili gusti...gli avrebbe aggradato di più musica americana?anglosassone?tedesca?italiana?

 NO.

La timidezza non lasciò spazio ai miei strazì, decisi subito di non cantare, così come decido da subito di non scambiare due chiacchiere quando una bella ragazza mi si fa vicino e chiede di poter accendere...le forze mi abbandonarono disgustate anche loro dal mio essere e cadetti al suolo...dieci e quindici ed anche venti metri di caduta libera

"...e poi il buio, neanche un graffio di luna nel cielo".


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scrive Sludgefeast alle ore 14:26
giovedì, 22 giugno 2006

E' indescrivibile ciò che si prova nel momento in cui l'ispirazione bussa sul nostro stolto capo sconfitto. indicibile gioia ed emozione che pervadono campi azzurri con grano e tartarughe. Tuffo nel febbrile intento di partorire con lacerazioni degne di cesareo l'idea che meglio traduce l'animo in note.

Ho inventato delle note. E' stato ieri e ho provato a distaccarmene ma.. niente. via con le due, con le tre con le quattro ore di amore e le successive quattro ore di sonno, mia disgrazia. Le macchie di ingegno mi chiedevano i ruoli che avrei dovuto assegnare a lui o a lei nella storia e ho deciso infine di non assegnarne.

Piuttosto sento di aver percepito il sapore sulla pelle delle persone che ho descritto. che fanno di loro, soggetti degni di attenzione e di prudenti interpretazioni. per citarne uno..c'è il cantastorie che è il simbolo della sagezza e si allontana dalla folla perchè la ritiene troppo stupida. Il saggio fatica a comprendere la superficialità di quella gente e preferisce ibernarsi in un templio della mente dove poter ragionare con oppio e silenzio per suo conto e suo diletto.

La mediocrità finirà per essere l'unico metavalore della società moderna. 


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scrive Sludgefeast alle ore 21:42
giovedì, 15 giugno 2006

Strascichii e colpi di coda sono gli stimoli che tipicamente ci hanno permesso di scivolare nella folla. Mai provata davvero una grossa soddisfazione nel passeggiare per il bel mondo, nell'osservare quello zibaldone di individui inservibili e irrecuperabili ciondolare alla porta di un bar figo. La vischiosità di certi ambienti mi ha sempre preoccupato, per così dire.. non è un problema, non adesso. Siamo ancora vivi. scampati a questo marasma illogico. Sopravvissuti e allacciati, sul punto di trapuntare autonomamente una nuova rete di salvataggio da tutto ciò che vi è di comune. Il nostro intento è quello di trascinarvi nel sogno, rendervi complici di un sistema di idee, di un'eterogeneità di colori per diversificare il vostro animo e disegnare fumosi cerchi concentrici su ciò che vi aspetta di più esaltante. Cosciente di aver trapiantato i miei sentori in una parte della vostra concentrazione, attendo un vostro contraccolpo.


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scrive jeffreylpierce alle ore 17:46
giovedì, 15 giugno 2006

A voi.

Reduce dall'aver mandato l'anima al diavolo. Sembra aver voluto decidere lui stesso la punizione, per me.

Far altro da subito osservare studiare l'evoluzione dei fenomeni. Capirci qualcosa è lecito, viste le condizioni sotto le quali il tempo mi concede a volte espressioni di assoluta calma e serenità. Il panico non è padrone di me per fortuna e per mia grazia, ma a volte mi sottometto a scompensamenti. Da un paio di giornate. E anche prima.

Non dovrei essere qui adesso, ma una voce amica e terribilmente lontana mi ha risuonato tutta la notte, non un quattro-quarti, turbando il mio risveglio e il resto del tempo antecedente ad ora. Ho armato la valigia senza dir nulla, ho cose da fare, e dinanzi alla porta ho fatto piano per non urtare le curiosità. Mi sarei sentito terribilmente distaccato e stranito, non è mio fare, ma ultimamente riconosco poche cose di me che io ricordi e soprattutto non conosco il resto...un esilio il mio, un esilio.

"...Mi sembra di sparire
di diventare immateriale
ma guardandomi intorno
penso che non è un male..."


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